DOMINANZA EMISFERICA
IMPERFETTA
E COMPORTAMENTI
COGNITIVI:
CONSIDERAZIONI
SPECULATIVE
Renato COCCHI, neurologo e psicologo medico
Riassunto
Viene presentata l'ipotesi che un certo numero
di comportamenti cognitivi incongrui, normali o patologici, possa essere dovuto
ad una dominanza emisferica imperfetta, temporanea, stabile o stabilizzata(r) A
sostegno sono presentati dati di comune evidenza come il mirror reading,
writing e speaking" la fase del NO, nello sviluppo della prima
infanzia" la oppositivita' e maggiore presenza di mancinismo nei soggetti
con insufficienza mentale, o cerebropatia infantile" la oppositivita'
durante la fase dello sviluppo adolescenziale" il pensiero janusiano"
il carattere del "bastian contrario"" il negativismo in certe
psicosi" la prescrizione paradossa" il comportamento
"dissociato" del tossicodipendente" alcuni dati sperimentali
sulla concordanza dei digit span verbale e visivo motorio in soggetti dementi o
alcolisti" le risposte di opposizione alle Matrici Progressive di Raven,
in dementi, alcolisti e soggetti normali" il mirror focus, nell'epilessia.
Key words: dominanza cerebrale
emisferica, disturbi.
Basi teoriche e di ricerca
Casi clinici
Questo articolo avra', per scelta, un
carattere altamente speculativo, pretendendo di offrire un' ipotesi in grado di
spiegare un certo numero di comportamenti cognitivi, normali o patologici,
apparentemente senza legami tra di loro.
La maggior parte di essi fa parte
dell'esperienza comune, ma la loro comprensione e' sempre stata modesta o
mancante, o giustificata in modo non del tutto verificabile.
L'ipotesi che verra' qui di seguito avanzata
e' che tutti essi potrebbero diventare comprensibili se considerati segnali di
una dominanza emisferica imperfetta.
Per dominanza emisferica imperfetta si
intende una dominanza, temporanea o stabile, o stabilizzata, di strutture o
aree o funzioni di quell'emisfero cerebrale che abitualmente, (o
statisticamente non e' l'emisfero dominante per uno specifico compito.
L'ipotesi non e' nuova. Secondo Flor-Henry,
1983, sembra verosimile che in condizioni normali, e maggiormente, in
condizioni patologiche, si realizzino processi di competizione intra- e
inter-emisferica per la gestione delle singole informazioni.
Le assunzioni di fondo, delle quali partira'
il tentativo di spiegazione saranno pertanto:
1. che
esistono dominanze emisferiche imperfette anche e indipendentemente da una
lateralizzazione a sinistra, che, in riferimento all'uso prevalente della mano
destra, e' una evenienza comune al 90 % circa dei soggetti normali (Strauss,
1986). E' noto che il 95 % dei destrimani, contro il 50-70 % dei mancini hanno
i centri del linguaggio nell'emisfero di sinistra ( Strauss, Wada e Kosaka,
1984);
2. che
aree o strutture cerebrali non assumono la dominanza emisferica prevalente e se
la assumono, questa dominanza emisferica non e' necessariamente stabile, ma
puo' modificarsi per cause che, in qualche modo, incidono sull'omeostasi
cerebrale (rassegna: Cordella, 1991).
3. che
processi di competizione intra- e interemisferica per la gestione delle singole
funzioni, processi che si attuano come attivazione intraemisferica, inibizione
controlaterale e aggancio intermemisferico (Flor-Henry, 1983) possono essere
causa di particolari comportamenti cognitivi, spesso incongrui.
Il punto 3 necessita di specificazioni
ulteriori(r) Un comportamento cognitivo incongruo potrebbe quindi essere dovuto
a un prevalere eccessivo, come iperfunzione, di aree o strutture di un emisfero
cerebrale, o a una prevalenza relativa dello stesso per inibizione, o
sottomissione ( da "aggancio inter-emisferico") dell'emisfero
controlaterale.
Ma non si deve escludere che al
comportamento incongruo possa anche contribuire una ipofunzione di aree o
strutture di un emisfero cerebrale, in presenza di una un funzionamento normale
dell'altro emisfero.
I comportamenti o i sintomi che verranno
utilizzati a sostegno di questo approccio sono:
- mirror
writing, reading e speaking;
- fase del NO, nello sviluppo della prima
infanzia;
- maggiore presenza di mancinismo nei
soggetti con insufficienza mentale, o cerebropatia infantile;
- oppositivita' durante la fase dello
sviluppo adolescenziale;
- pensiero janusiano;
- carattere del "bastian
contrario";
- negativismo in certe psicosi;
- prescrizione paradossa;
- comportamento "dissociato" del tossicodipendente;
- alcuni dati sperimentali;
- mirror focus, nell'epilessia.
Il punto di partenza ci viene offerto dalla
neurologia.
Nei soggetti che sono stati colpiti da
insulti cerebrali, spesso in forma di ictus, ma anche come esiti di traumi
accidentali o di interventi neurochirurgici, possono comparire azioni fatte a
specchio: scrittura e/o lettura a specchio (Critchley, 1928 e 1953; Paradowski
e Ginzburg, 1971; Streifler e Hofman, 1976; Fisher, Liberman e Shankweiler,
1978; Heilman, Howell, Valenstein e Rothi, 1980; Feinberg e Jones,1985), o
anche parlare a rovescio (mirror speaking, primo caso descritto da Cocchi e
coll., 1986).
Si tratta di soggetti che, precedentemente
all'insulto cerebrale, non avevano mai mostrato caratteristiche similari.
E' stata data una spiegazione, del resto
sostenuta anche da dati sperimentali nell'animale (Orton, 1928, Noble, 1968,
Bradshaw, Nettleton e Patterson, 1973).
Stimoli percettivi (di solito visivi)
producono contemporaneamente, nei due emisferi cerebrali, un engramma ed il suo
opposto" l'opposto viene normalmente soppresso. In particolari condizioni,
questo meccanismo di soppressione viene inibito, per cui l'opposto puo' farsi
presente con una immagine a specchio. Non solo la scrittura, o la lettura e il
linguaggio possono acquisire comportamenti a specchio, ma anche la
manipolazione di oggetti puo' venire fatta a rovescio (Feinberg e Jones, 1985).
Non c'e' ragione di credere, quindi, che il
fenomeno sia specifico della percezione visiva. Feinberg e Jones, 1985,
suggeriscono che l'orientamento destro-sinistro non e' una caratteristica
unitaria, e puo' essere collegato ad una attivazione differenziale degli
emisferi cerebrali, in rapporto all'esecuzione di compiti motori o di altro
genere.
Sulla compresenza dell'opposto, in relazione
ad ogni stimolo percettivo, esiste un famoso esperimento neuropsicologico non
mai esplicato in maniera soddisfacente. Se si fissa per qualche minuto una
superfice rossa, poi si sposta subito lo sguardo su una superficie bianca, per
una frazione di secondo si vede il colore verde (verde e' il complementare vale
a dire l' opposto del rosso).
Se si assume come vero il punto di vista
della compresenza dell'opposto, si puo' supporre che l' emisfero dominante veda
correttamente il rosso.
L'emisfero non dominante percepirebbe lo
stimolo rosso come verde, ma questo fenomeno viene abitualmente soppresso(r) Se
si sposta l'occhio sul bianco (che corrisponde ad assenza di colore(c)
l'emisfero dominante si adatta subito(r) Quello non dominante, che e' piu'
lento nell'elaborazione degli stimoli fa percepire per una frazione di secondo
la sua immagine residua (il verde).
Questa viene data come appartenente alla
superfice secondaria, bianca, mentre e' ancora il prodotto dello opposto dello
stimolo dovuto al colore della superfice rossa.
L'emisfero non dominante e' anche l'emisfero
in cui in prevalenza vengono elaborati gli stimoli emotivi (Gainotti, 1983;
Wittling e Roschmann, 1993). E' possibile che i soggetti iperemotivi (cio' che
spesso coincide con gli individui "nevrotici") abbiano una
iperfunzione di aree o strutture o funzioni dell'emisfero non dominante?
A questo proposito riferisco un test da me
abitualmente usato. Se si chiede a soggetti iperemotivi di rispondere subito,
senza pensarci su, ad una domanda (Qual'e' il contrario di rosso?), non pochi
di essi rispondono: verde. Chiesto il perche' della risposta, non sanno dire il
perche'. I depressi veri rispondono per lo piu': nero (che e' invece il
contrario di bianco).
La prova e' risultata positiva anche in tossicodipendenti da oppiacei, in bambini ipercinetici e in soggetti
con anoressia mentale.
In qualche maniera il cervello di questi
individui "nevrotici" sembra conoscere la risposta giusta ed essi
sono in grado di verbalizzarla, se la risposta e' immediata e non sottoposta a
elaborazione critica "razionale".
Esistono condizioni nella storia biologica
normale di un individuo in cui c'e' la tendenza a comportamenti opposti?
Il bambino piccolo, che impara a parlare,
non ha ancora raggiunto la dominanza cerebrale sinistra. L'apprendimento del
NO, con anticipo e maggior forza dell'apprendimento del SI' puo' avere due tipi
di spiegazioni. La carica emotiva del NO e' maggiore, e l'apprendimento emotivo
ne viene facilitato.
L'uso del NO (la fase della opposizione,
nella psicologia dello sviluppo) potrebbe avere la propria base anche nella
facilitazione della risposta in contrario. Entrambe queste giustificazioni
possono essere vere, e in ogni caso sono riferibili a comportamenti che
avvengono in un'eta' in cui la dominanza emisferica dell'emisfero di sinistra
non ha ancora raggiunto una prevalenza definita.
Potremmo indicare un altro indizio
suggestivo. Le condotte oppositive dei soggetti con ritardo mentale, tra cui i
soggetti Down, possono avere, come controprova, l'aumentata frequenza di
mancinismo in questi soggetti. Ora non e' certo che linguaggio e
lateralizzazione della preferenza della mano siano due fenomeni necessariamente
riferibili a funzioni del medesimo emisfero cerebrale. E' comunque piu'
probabile una congruenza che il contrario.
D'altra parte il comportamento oppositivo
degli insufficienti mentali, anche lateralizzati a destra, cio' che avviene
circa nel 75 % di essi (Batheja e McManus, 1985), non e' sempre facilmente
interpretabile come segnale di una "manifestazione d'indipendenza".
Non si capisce perche' un comportamento negativo deve essere valutato come un
"positivo", quando esso contrasta nettamente con altri comportamenti
(es: il voler far da solo), che sono positivi e chiare manifestazioni di
indipendenza. E' piu' probabile, in accordo con "il rasoio di Ockam",
che queste condotte oppositive apparentemente gratuite come dovute ad una
distorta elaborazione cerebrale, con prevalenza dell'opposto?
Anche quanto avviene in eta' adolescenziale
e giovanile induce a pensare la possibilita' di un meccanismo di temporanea
dominanza cerebrale imperfetta in soggetti gia' lateralizzati.
Durante lo sviluppo sessuale c'e' un forte
incremento dell'azione degli ormoni sessuali, delle gonadotropine e dei loro
releasing factors che potrebbe, in qualche modo, costituire un fattore di
temporanea "intossicazione" cerebrale. L'incomprensibile opposizione
adolescenziale (non capita sempre, ma la psicologia e' una scienza statistica)
potrebbe trovare in questo fatto una sua spiegazione?
Esperimenti hanno dimostrato l'azione
negativa o positiva di ormoni sessuali, delle loro gonadotropine o dei loro
releasing factors su funzioni cognitive specializzate come la fluenza
linguistica da un lato o l'orientamento spaziale (Gordon, Corbin e Lee, 1986).
Una puberta' precoce con elevati livelli di gonadotropine e di ormoni sessuali
migliora le abilita' verbali in confronto delle abilita' visuo-spaziali (Money
e Neill, 1967). In soggetti con bassi livelli di gonadotropine e ormoni
sessuali, per puberta' ritardata idiopatica danno risultati migliori nei
compito visuo-spaziali che nelle abilita' verbali (Gordon, 1980).
Si puo' aggiungere che la maggior dei
soggetti Down sono deficitari in tutti gli aspetti ormonali ed anche delle
gonadotropine sessuali. Essi hanno di solito buone capacita' di orientamento,
con una buona memoria topografica, e capacita' linguistiche meno evolute.
Nel caso della opposizione adolescenziale,
peraltro non sempre presente, la psicologia dinamica sembra offrire, per ora,
una giustificazione comprensibile. C'e' sempre da chiedersi se non sia
possibile ipotizzare anche una temporanea difficolta', di origine ormonale, ad
inibire la compresenza dell'opposto, riferibile al livello emotivo-simbolico.
La sua emergenza potrebbe spiegare il comportamento oppositivo di molti
adolescenti.
E stato asserito che il pensiero janusiano,
come tipo creativo di cognitivita', usa la concezione attiva di due o piu'
opposti o antitesi nel medesimo istante (Rothenberg, 1973)(r) Nove premi Nobel
in ambiti scientifici hanno dato il piu' elevato punteggio di risposte opposte
immediate, in confronto a quanto ottenuto al medesimo test da studenti ad alto
e basso livello di creativita' (Rothenberg, 1982).
La compresenza dell'opposto e' stata
riscontrata in tutti e tre i gruppo sperimentali, con una maggiore facilita' di
evocazione dell'opposto da parte dei premi Nobel.
Il comportamento del Bastian Contrario, figura
ben nota nella cultura popolare, potrebbe trovare una sua spiegazione in una
stabile iperfunzione di aree, o strutture o funzioni dell'emisfero non
dominante? In questi casi la tendenza alla opposizione, di solito verbale,
potrebbe essere il risultato di una necessita' neurofisiologica, e non un
aspetto psicologico.
In psichiatria e' ben noto il comportamento
cosiddetto "negativista", che sembra una esagerazione patologica del
Bastian Contrario.
E' ricordato in certe forme di schizofrenia
catatonica, ma anche nelle forme borderline, nelle depressioni, in stati
demenziali avanzati, e negli insufficienti mentali.
Studi recenti sulla schizofrenia sospettano
nettamente un disordine tra i due emisferi, (rassegna: Crow, 1993), con una
dissociazione almeno tra emotivita' e razionalita' (la prima in prevalenza
elaborata dall'emisfero destro e al seconda da quello di sinistra).
Negli schizofrenici la riduzione di sostanza
nel lobo temporali sn, ritrovata in studi TAC, RMN, e autoptici, potrebbe avere
un preciso significato (Crow, 1993).
Come per i bambini piccoli, in cui
spessissimo funziona, anche per gli schizofrenici e' stata proposta
l'informazione o la richiesta cosiddetta "paradossa": cioe' dire o
chiedere il contrario di quel che si vuole far capire o ottenere (Watzlawick,
1967).
In che misura questa richiesta e'
"paradossa"? Non potrebbe invece essere la richiesta adeguata per
rivolgersi all'emisfero dx (in un destrimane), reso dominante dalla malattia,
per alcune funzioni?
Chiunque abbia avuto a che fare con
tossicodipendenti si e' scontrato con un comportamento frequentissimo e
disperante(r) La continua opposizione tra quello che dicono e quello che fanno
e' solo una maldestra difesa dell'IO, quando il comportamento tossicomanico
puo' ancora essere posto in dubbio? Quando sul comportamento tossicomanico non
ci sono dubbi, l'opposizione tra cio' che il tossicomane dice e cio' che fa e'
solo un problema di malafede? Ma sostanze tossiche sono in grado di attivare
l'emisfero controlaterale, o almeno alcune sue funzioni.
E' possibile quindi che la dissociazione tra
promesse e comportamenti, tra dire e fare, possa corrispondere anche a due
modalita' diverse di attivazione dei due emisferi cerebrali. Le risposte
"razionali" potrebbero essere piu' legate all'attivazione
dell'emisfero sinistro, sede (nei destrimani, dell'elaborazione verbale. Quelle
emotive, in rapporto con l'uso della droga, piu' legate invece all'emisfero non
verbale.
Le sostanze additive esogene potrebbero
esaltare la funzione dell'emisfero non dominante, con un effetto positivo sui
"meccanismi di ricompensa", che sono sempre di tipo emotivo, senza
interferire apparentemente sui meccanismi del pensiero razionale.
.E' curioso notare che nei tossicodipendenti la somministrazione del MMPI da' spesso una massiccia presenza di risposte cosiddette schizofreniche, senza che i soggetti siano schizofrenici (Magnini 1994: comunicazione personale)
Una iperfunzione patologica dell'emisfero
non dominante e' in grado di spiegare questo risultato?
La valutazione del digit span verbale e
visivo-motorio - quest'ultimo
ottenuto con la ripetizione della sequenza dei numeri uditi, indicandoli con la
mano non-dominante su tavole in cui le 9 cifre sono disposte a caso - sembra
offrire un altro sostegno alla dominanza emisferica imperfetta. In soggetti dementi la concordanza tra i due digit
span ottenuti nello stesso individuo non era superiore al 37 % In due dei tre
gruppi di controllo, costituiti da depressi o da patologie neurologiche non
depressive, la concordanza era rispettivamente del 90 % e dell' 88.87 %(. Nel
primo gruppo di controllo, costituito da pazienti non dementi pareggiati per
eta' e prevalentemente depressi, la percentuale di concordanza e' pari
all'80.89 % (Cocchi, Zerbi e Savoldi, 1988).
In soggetti con dipendenza alcolica
(alcolisti cronici), ricoverati per terapia disintossicante, la concordanza tra
i due digit span passa dal 26.47 % al momento dell'ingresso al 51.47, dopo 3-4
settimane di astinenza e terapia (Cocchi et al., 1994).
Nei dementi, e negli alcolisti piu' deteriorati, sottoposti alle Matrici Progressive Colorate di Raven (PM47), l'analisi degli errori ha posto in rilievo che un certo numero di errori commessi sono errori di opposizione di colore o di forma (Pola, Cocchi e Zerbi, 1988; Cocchi, 1993). Lo stesso e' stato ritrovato in studenti universitari, sottoposti alle Matrici Progressive PM47, Rev. 1962, Forma I (Cocchi, 1993).
E' ipotizzabile un corrispettivo
neurofisiologico della compresenza dell'opposto?
Se, in qualche maniera una certa immagine
corrispondesse, a livello di funzionamento neuronale, allo stabilirsi di
cariche elettriche, e' del tutto pensabile che, se da una parte si formano
cariche di un segno, per una questione di equilibrio, da un'altra parte si
vadano a formare cariche di segno opposto (teoria del dipolo). In questo caso i
due emisferi sarebbero i poli opposti del dipolo.
Nella sperimentazione animale, i focolai
epilettici secondari, che compaiono dopo un certo tempo nella sede
corrispondente dell'emisfero cerebrale non primitivamente colpito (mirror
focus), potrebbero avere in questa polarita' elettrica una loro spiegazione,
che integra quella del kindling ( Jibichi, et al., 1981; Shervin, 1982;
Goldensohn, 1984; Majakowski, 1993). Secondo Szente e Pongracz,
Occorre un tempo variabile, nei vari
animali, perche' il focolaio secondario diventi autonomo, probabilmente in
relazione al fallimento di meccanismi soppressivi locali.
Se e' questo che avviene anche per fenomeni
elettricamente meno impegnativi, come lo stabilirsi del doppio engramma
percettivo, si deve pensare che il cervello sia sempre in grado di avere una
qualche consapevolezza anche dell'engramma opposto, rivelandone o meno la
presenza.
Conclusioni
L'ipotesi che certi comportamenti cognitivi
incongrui, apparentemente normali o francamente patologici, possano essere
spiegati con la presenza di una dominanza emisferica imperfetta, temporanea,
stabile o stabilizzata, trova il sostegno nella comune evidenza, nella
psicopatologia e nell'apporto di dati sperimentali.
Lo studio della dominanza emisferica e' un
campo di indagine che sta ottenendo un interesse sempre maggiore. Forse da esso
potra' derivare una interpretazione piu' precisa di comportamenti cognitivi
incongrui, sia patologici altrimenti poco comprensibili, sia accettati come
varianti "strane" di comportamenti normali.
Riconoscimenti
Questa ricerca ha ricevuto il sostegno di un generoso contributo della
famiglia Mondaini, di Scafa (Pescara), in memoria della figlia Manuela.
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Corrispondenza: dr Renato Cocchi, via Rabbino,
3
42100 Reggio Emilia
renatococchi@libero.it
Basi
teoriche e di ricerca
Casi clinici