TEMPORANEA
DOMINANZA INVERSA PER ALCUNE FUNZIONI CEREBRALI IN UN UOMO DI 46 ANNI.
Renato COCCHI, neurologo e psicologo medico.
Riassunto.
L'emergenza di comportamenti
opposti in forma di crisi intrattabili viene riportata in un uomo di 46 anni.
La sua lunga storia psicoanalitica e psichiatrica non ha mai focalizzato questo
sintomo specifico, ma per lo piu' la depressione concomitante, che sembra
piuttosto un sintomo secondario, invece che un sintomo primitivo. I maggiori
ambiti oppositivi si riferiscono alle emozioni e all'autostima.
Questo accadere sta per una possibile
temporanea inversione della dominanza emisferica che talvolta porta
all'emergenza di funzioni cerebrali opposte.
Parole-chiave: Reversebrain, sentimenti opposti, emozioni, autostima.
Theoretical bases
Clinical cases
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Questo e' un altro caso di
dominanza emisferica opposta per alcune funzioni che e' avviene in un uomo fin
dall' inizio della eta' adulta.
Il suo disturbo ha caratteristiche particolari e il paziente aveva gia' una lunga storia
psicoanalitica e psichiatrica quando venne a visita per la prima volta. Ho deciso di dare il resoconto anche di
questo caso e ho chiesto a questa persona
di scrivere la sua storia. Con questo sono quattro i casi clinici da me
descritti fino ad ora (Cocchi 1996; Cocchi 1998).
Il caso.
Maschio, di 46 anni al tempo della prima
visita. Quel che segue e' quanto ha scritto riassumendo la sua vita per questo
resoconto testuale. "Sono
nato in ospedale a Milano. Dal racconto
di .mia madre il parto fu lungo e
difficile, la ragione e' stata imputata il fatto che ero grosso, quasi 4000 grammi, non sembra he non sia stato
usato il forcipe, ma nelle costole di
destra ho una dislocazione che sembra imputabile a questo e, in occasione di un
esame radiologico, mi hanno ravvisato sulla fronte impronte che hanno imputato
all'uso della mano in quel momento.
Sino all'eta' di sei anni ho
vissuto al centro di Milano. Ho una sorella
di due anni piu' grande di me
che, a differenza mia, ho frequentato l'asilo. Anche a me e' stato fatto a
proposito un tentativo senza esito: vomitavo il cibo e litigavo molto con gli
altri bambini; Cosi' rimanevo a casa con mia nonna materna. Mia sorella era
molto gelosa di me e di nascosto dagli adulti mi picchiava spesso.
Circa ai due anni vi e' stato un episodio
particolare quando, come mi hanno riferito i miei genitori. Volevo le caramelle
che aveva mia sorella, ma lei mi diede dei tranquillanti, che usava mia nonna,
di cui non si e' mai saputa bene la natura.
Sono caduto in un sonno profondo e chiamato il dottore disse che non
doveva essere cosa grave, ma dicono che
ho dormito per tre giorni di fila. Gia' allora i miei genitori litigavano molto, e mio padre era violento
oltre che con mia madre, anche con me e mia sorella. Dopo i sei
anni ci siamo trasferiti in un quartiere periferico nuovo; qui potevo uscire a giocare e avevo molti amici, e non volevo tornare a
casa a fare i compiti.
La situazione famigliare e' peggiorata: mio padre che prima usciva tutte le
sere, ora restava in casa e le violenze sono molto aumentate. Alle elementari ero
complessivamente sufficiente, studiavo poco e prediligevo il gioco. Soprattutto
i primi anni avevo delle difficolta'
grammaticali: tralasciavo le consonanti doppie e alcune volte non completavo le parole o le univo tra di loro. La prima e la seconda
media le ho svolte ancora a Milano, i risultati erano sufficienti, con delle
impennate in matematica dove raggiungevo
il massimo dei voti.
Ai miei dodici annida mia famiglia si e'
trasferita Pesaro, per desiderio di mio padre di avvicinarsi al suo paese di
origine: Mercatello sul Metauro.
L'impatto con la citta' di
provincia e' stato un po' shoccante. All'inizio non volevo uscire di casa, e ho
iniziato a sviluppare sentimenti di
inferiorita' verso i compagni e la
realta' sociale. In terza media sono stato rimandato in due materie, ma promosso a settembre. Ho svolto il
liceo scientifico in questa citta' e dalla seconda liceo mi sono ritrovato in
classe mia sorella che era stata bocciata due volte. Non studiavo molto, ma
sono sempre stato promosso a giugno.
Avevo un atteggiamento trasgressivo e
buffonesco, vivevo grosse angosce piu' o meno nascoste verso la realta' e gli
atteggiamenti piu' in vista. Questi mi sembrava possedessero proprieta' i
magiche eal contempo derisorie. Cercavo in
qualche modo di imitarle, senza
pervenire a nulla, mascherando il
tutto con l'atteggiamento ilare e
menefreghista. In seconda o terza liceo e' avvenuto un altro episodio particolare.
A scuola, una mattina, ho bevuto una coca-cola gelata, a stomaco vuoto; mi
si e' offuscata la vista, e vedevo solo nella parte centrale del campo visivo.
Sono caduto in uno stato confusionale e non
riuscivo a coordinare i pensieri con il linguaggio, .volevo dire che stavo male
ma dicevo una parola per l'altra, anche
parolacce al posto delle parole normali. Ho fatto uno sforzo
notevolissimo per dire alla professoressa che stavo male, perche' avevo paura
di insultarla; mi hanno fatto uscire da solo e non so come sono riuscito a tornare a casa.
Qui i sintomi sono continuati e sono andato da un neurologo che ha indicato
la possibilita' di uno spasmo cerebrale.
Ho fatto anche una visita oculistica da cui era risultato l'esito di una
sofferenza ai vasi retinici, ma non ricordo la terapia che mi hanno dato. Finito il liceo, la mia famiglia si e'
trasferita ad Urbino e io ho iniziato a studiare Medicina a Perugina. Contrariamente al
liceo, lo studio mi ha coinvolto molto,
nei primi tre anni ero quasi in pari con gli esami e avevo voti alti. L'impegno
con lo studio mi aveva anche aperto la mente rispetto le mie paure e angosce e non vivevo piu' in modo
cosi' insormontabile i miei sentimenti di inferiorita' e i "poteri
magici" di cui erano detentori gli altri. Avevo legato molto al movimento
politico di sinistra, questo processo.
In momenti di riflessione
profonda ero riuscito a ricondurre le mie sofferenze affettive piu' profonde ad
un perche' legato al rapporto che avevo avuto con mia madre e a come, rispetto
a lei, in momenti molto precoci non ero riuscito
a superare e a oggettivare il suo ruolo di onnipotenza. A ventitre anni ho avuto una grossa crisi:
Tutto cio' che mi sosteneva si e' dissolto nel giro di pochi giorni e sono
caduto in una totale incapacita' di
proseguire. Vorticavo unicamente nei miei pensieri nella impossibilita' di trovare
un sostegno. Non capivo piu' quello che leggevo, ma il farlo era diventato una
specie di droga mentale da cui non riuscivo a staccarmi.
Il presente era diventato
qualcosa di urente e mi si e' capovolto il rapporto con il passato. Qualsiasi
azione facessi era gia' trascorsa e non
sostenevo l'idea che potesse
rivolgersi ad un presente o ad un futuro. Cio' che era
il negativo con cui mi confrontavo per svolgere i miei propositi
positivi si era impadronito di me e la
mia identita' si era capovolta..
In me si era come materializzata una presenza maligna che mi obbligava a
vivere condannandomi in senso biblico a dover trovare l' origine esatta di ogni cosa, ma come
Tantalo, tutto subiti doveva essre
rifatto. Vivevo in una sorta di delirio di onnipotenza contrapposto
all'incapacita', anche solo sensoriale, di poter sopportare gli eventi emotivi, e tutto si
riduceva a puro pensiero.
Avevo perso la capacita' di riferire spontaneamente di quanto mi stesse
succedendo perche' ogni pensiero che formulavo
non raggiungesse mai il significato di quello che avrei voluto esprimere. Per
potermi considerare umano, avrei dovuto
reinventare un linguaggio perfetto, e in criticabile da parte degli altri. Tutto cio' e' avvenuto in concomitanza dell'ammalarsi
gravemente di mio padre per un grosso infarto e una forma grave di artrite
reumatoide.
Mia madre si era dedicata completamente a
lui, e io ho sviluppato tremendi sentimenti di odio contro di lei, e
contemporaneamente le volevo imporre
l'imperativo di dovermi accogliere incondizionatamente e accudirmi in questo mio delirio di
onnipotenza. In pratica ho
fatto l'esatto contrario di quello che
mi ero proposto nella vita e nei valori. Nella realta' loro vivevano quanto mi stava avvenendo
come una vergogna da nascondere e mi davano addosso per la mia mancanza di
"volonta' ", senza propormi una ricerca esterna di aiuto.
Io mi ero disperatamente e in modo distorto fissato con la psicanalisi e con grossi sforzi mi sono trasferito a Bologna. Non trovando qui disponibilita'
immediata terapeuti, ho iniziato i una
terapia junghiana a Parma. La frequenza era di una o due sedute la settimana. La
terapeuta era concentrata quasi solamente dei miei sogni, e non voleva che
parlassi molto di altre cose, io vivevo
in uno stato continuo di turbinio di pensieri e avrei voluto parlare e parlare.
Le cose non andavano bene e forse io stavo peggiorando, ma non volevo
lasciare la cosa per paura di venir contro ai principi delle mie resistenze
alla terapia. Alla fine pero' ero ridotto ai minimi termini e ho deciso di
cambiare impostazione di terapia. Mi sono rivolto al
dr Z. di Bologna, e tramite lui ho trovato una terapeuta freudiana a
Bologna. Nel frattempo ho continuato,
anche se molto lentamente, a sostenere
esami, convinto di dover
ottenere il massimo dei voti, in rispetto
di quel pensiero perfetto di cui ero stato capace, e che non riuscivo
piu' a ritrovare.
Non riuscivo pero' a capire la realta' dell'oggetto di studio e le malattie
divenne mi sembravano qualcosa in qualche modo errato per i miei schemi.
La frequenza alla nuova terapia era anche
questa di due sedute alla settimana, non ero sul lettino ma in un rapporto viso
a viso. La terapeuta mi lasciava
parlare, intervenendo pochissimo, anche se dall'inizio mi diceva che, a parte
le lacrime, non riusciva a capire perche' stessi male.
Per molto tempo ho parlato di mio padre e del suo carattere autoritario e violento. Lei non interveniva a
focalizzare anche in un altro senso, ed
io avevo praticamente dimenticato mia madre, anche se per lei e anche per mia
sorella vivessi quel rapporto morboso prima detto. Complessivamente la terapia
mi ha giovato e mi sono "tranquillizzato". Ho iniziato a lavorare come educatore, anche se mi
era rimasta l'ossessione dello studio,
senza pero' che vi riuscissi. Verso il terzo anno di terapia ho avuto
una grossa crisi e la terapeuta mi ha
consigliato di rivolgermi al dr. Z. per un eventuale ricovero; tutto pero' e'
rientrato in breve tempo, e non ve n'e' stato bisogno.
In questo periodo ho preso per un po' di tempo dei farmaci da lui prescritti
clorimipramina e prazepam. Solo dopo che la terapia si era conclusa, ad una breve ricaduta nel tentativo di
riprendere gli studi, la terapeuta mi ha detto che le mie angosce erano legate
ad una fase del rapporto molto precoce con mia madre e che la mia struttura era
ora ormai consolidata, per cui la cosa migliore da fare era di lasciarle
passare e lasciare che si ristabilisse un certo equilibrio, come confermato poi anche dal dr. Z. Verso il termine della terapia ho conosciuto una
ragazza tedesca che faceva volontariato nell'ambito del mio lavoro. Con lei ho
avuto un rapporto durato dieci anni con
lei.
All'inizio le cose sembrava andassero bene, ma l'agnello
cerca il lupo. Io nei primi
anni mi sono impegnato tantissimo affinche'
il rapporto andasse bene, ma lei aveva veramente un carattere dispotico, e cercava di non
lasciarmi via di fuga. Negli anni ho
accumulato molto per degli anni, e quando si e' arrivati alla decisione di trasferirci
in Germania, tutto mi si e' di nuovo capovolto. Mi sono convinto di doverla seguire anche se
adesso so che non lo volevo, e sono ricaduto
nella crisi piu' grossa. Ricorsi dallo psichiatra e lui mi trovo' un appoggio presso uno
psicoanalista tedesco.
Arrivato in Germania ho iniziato a lavorare
in un ristorante e con la terapia andava sempre peggio. A casa non sostenevo
piu' mia moglie che era diventata una figura maligna e onnipotente. Dopo sette, otto mesi ho
iniziato ad avere manie di persecuzione e sono stato ricoverato in una clinica
psichiatrica. Mi hanno curato
inizialmente con dei neurolettici e con lorazepam. Non sono pervenuti ad
una vera e propria diagnosi se non
psicosi artistica e situazione borderline nevrosi-psicosi Io ho tentato ili suicidio con il vero scopo
di uccidermi, e sono vivo perche' si e' spezzato il cavo con cui mi sono impiccato.
Questo mentre mi avevano fatto uscire
per un week-end dalla clinica, poi mi hanno sospeso i neurolettici e mi hanno
lasciato solo il lorazepam, al bisogno.
Come esami, mi hanno fatto un EEG normale e una TAC cerebrale, che mi hanno detto essere normali..
Quando ero ridotto ai piu' minimi termini, ho
ripreso contatto con mia madre e mia
sorella in Italia e ho deciso di ritornare
, anche se loro erano per me figure altrettanto persecutorie. Una volta
tornato, ho ripreso i contatti con lo psichiatra bolognese, che vedevo
saltuariamente, come terapia mi ha dato
del lorazepam ed un composto di
amitriptilina + perfenazina, a basse dosi.
Ogni seduta era un incubo, cosi' mi sono rivolto al professor A. che mi ha diagnosticato una forte
depressione. E mi ha curato per tre anni e mezzo con molti tipi di
antidepressivi. L a
situazione e' nel complesso migliorata ma, di base, rimasta. Grazie alla mia
attuale moglie mi sono rivolto al prof. R. di Pesaro che dopo aver tentato di
curami con clorimipramina, delorazepam,
e perfenazina + amitriptilina, i mi consigliato di rivolgermi a lei [il presente autore]".
La prima visita e' avvenuta il 1° settembre
2000. Era molto agitato e ansioso. L'ultimo psichiatra gli aveva prescritto 150 mg di
clorimipramina, 12 mg di perfenazina + 75 di amitriptilina, e 6 mg di
delorazepam (a dosi giornaliere).
Lavorava in una cooperativa sociale che si occupava di anziani. I suoi
momenti di ansia non arrivavano in un particolare momento del giorno, anche se
sta peggio in primavera e in autunno. La sua mente e' quasi del tutto ripiena
di pensieri intrusivi. Le sue crisi durano giorni o anche settimane. Durante
esse, si mostra cambiato, e si considera un superuomo, e ritiene gli altri
degli esseri miserabili. Normalmente si sente l'esatto opposto. L'opposto di ogni cosa sembra attrarlo moltissimo, ma
nega che sia una scelta volontaria. Chiesto di rispondere senza alcuna
esitazione e di dire il contrario del colore Rosso, risponde Bianco (Cocchi,
1994).
Senza ragioni apparenti si sente arrabbiato o cattivo contro le persone a cui vuole bene. Da alcuni anni preferisce I dolci, ma non gli piace
il brodo. Gli da' fastidio il caldo
anche temperato. Durante la notte, in sonno, non ha piu' crampi, come aveva in
passato, ma ha dei sussulti. Non sbava di notte. Appena sveglio, deve mangiare.
Non ha intolleranze alla luce, al rumore o alla confusione. Ha capelli grassi,
ha delle dislalie, e mostra una depressione evidente. Una mappa cerebrale (QEEG) chiesta dall'autore ha
dato il seguente risultato: " c'e' una distribuzione asimmetrica della
potenza della banda alfa, con una prevalenza a dx, e riduzione della normale
accentuazione occipitale nell'emisfero di sn. Patologicamente dubbio.
Situazione scarsamente attiva e lievemente instabile":
Discussione.
Il paziente ha problemi di
dominanza cerebrale che talvolta diventa quella opposta per alcune fnzioni. E'
consapevole che qualcosa non va per il verso giusto e definisce questo
"avere una crisi". Mancandogli
un quadro di riferimento coerente, ha descritto la sua storia con molta
approssimazione. Cio' lo ha reso incapace di farsi capire da specialisti non
familiarizzati con questo stato mentale molto complesso. Rivista sotto una luce adeguata, la storia che ha
scritto diviene piu' interessante e piu' significativa.
Ci sono stati probabilmente dei
fattori di rischio perinatali. " . . . Dal racconto di .mia madre
il parto fu lungo e difficile, la ragione e' stata imputata il fatto che
ero grosso, quasi 4000 grammi, non
sembra he non sia stato usato il forcipe, ma nelle costole di destra ho una dislocazione che sembra
imputabile a questo e, in occasione di un esame radiologico, mi hanno ravvisato
sulla fronte impronte che hanno imputato all'uso della mano in quel momento. :
. .".
Nell'infanzia ha avuto una specie di
"fobia dell'asilo", con sintomi psicologici e somatici, che
obbligarono a non mandarlo all'asilo. "Ho una
sorella . . . che, a differenza mia, ho frequentato
l'asilo. Anche a me e' stato fatto a proposito un tentativo senza esito:
vomitavo Alla scuola elementare il periodo
(dislessico)-disortografico fisiologico sembra sia durato piu' a lungo del
normale.
Sia sa che questo potrebbe aver rapporti con precoci difficolta' di
sincronizzare alcune funzioni tra i due emisferi cerebrali. " Soprattutto
i primi anni avevo delle difficolta'
grammaticali: tralasciavo le consonanti doppie e alcune volte non completavo le parole o le
univo tra di loro." Un altro
fatto probabilmente legato ad una assoluta o relativa iperfunzione
dell'emisfero di destra e' l'abilita' in
matematica. " La prima e la
seconda media le ho svolte ancora a Milano, i risultati erano sufficienti, con
delle impennate in matematica dove
raggiungevo il massimo dei voti."
Avevo notato questa caratteristica in studenti di scuola superiore o
universitari che avevano interrotti gli studi, e in studenti universitari
entrati in uno stato psicotico (Cocchi, 1994; Cocchi 1995). Al tempo del liceo comparvero alcuni sentimenti di
derealizzazione. " . .
. vivevo grosse angosce piu' o meno nascoste verso la realta' e gli
atteggiamenti piu' in vista. Questi mi sembrava possedessero proprieta' i
magiche e al contempo derisorie. . . .
"
Una reazione di stress a
seguito di uno stress da freddo (coca-cola ghiacciata) determino' sia dei
sintomi neurologici (visione a canocchiale) che neuropsicologici (difficolta'
di coordinazione del pensiero con il linguaggio, ed emergenza di parole
opposte). " A scuola,
una mattina, ho bevuto una coca-cola gelata, a stomaco vuoto; mi si e'
offuscata la vista, e vedevo solo nella parte centrale del campo visivo. Sono
caduto in uno stato confusionale e non riuscivo a coordinare i pensieri con il
linguaggio, .volevo dire che stavo male ma dicevo una parola per l'altra,
anche parolacce al posto delle parole
normali. Ho fatto uno sforzo notevolissimo per dire alla professoressa che
stavo male, perche' avevo paura di insultarla,
...".
Al posto di parole educate usabile in questa
situazione sociale, l'opposto (parole maleducate o "parolacce") divenne prevalente
nella sua mente. La connotazione emotiva delle parole appartiene all'emisfero
non dominante. Due specialisti si trovarono d'accordo nel
affermare che l'episodio era stato causato da disturbi neurologici e
neurovascolari. ". . . sono andato
da un neurologo che ha indicato la possibilita' di uno spasmo cerebrale. Ho fatto anche una
visita oculistica da cui era risultato l'esito di una sofferenza ai vasi
retinici, . . . "
Quello che dico ora e' sicuramente molto
speculativo, ma il paziente sembra sia stato meglio quando era coinvolto in
gruppi politici di opposizione. Potrebbe trattarsi di un comportamento
compensativo? (Cocchi, 1994). " Avevo legato molto al
movimento politico di sinistra, questo processo.."
Allorche' soffri' della sua grande crisi,
era incapace di controllare I propri pensieri e perse la capacita' di dare un
senso a quello che stava leggendo. Ma oltre a cio', era obbligato a continuare
a leggere perche' questa azione funzionava
da ulteriore meccanismo compensativo "Vorticavo unicamente nei miei pensieri nella
impossibilita' di trovare un sostegno. Non capivo piu' quello che leggevo, ma
il farlo era diventato una specie di droga mentale da cui non riuscivo a
staccarmi."
Divenne del tutto incapace di controllare
l'opposizione mentale "passato - presente/futuro", fatto questo che
potrebbe essere collegato ad una prevalenza cerebrale opposta per alcune funzioni.
" Il presente era diventato qualcosa di
urente e mi si e' capovolto il rapporto con il passato. Qualsiasi azione
facessi era gia' trascorsa e non
sostenevo l'idea che potesse
rivolgersi ad un presente o ad un futuro."
Quel che segue e' una chiara conferma di un
tale funzionamento mentale opposto che agisce in modo tanto forte da impedirgli
di fare altrimenti. "
Cio' che era il negativo con cui mi
confrontavo per svolgere i miei propositi positivi si era impadronito di
me e la mia identita' si era capovolta.." Il campo semantico del suo linguaggio appare
intaccato. " Avevo perso
la capacita' di riferire spontaneamente di quanto mi stesse succedendo perche'
ogni pensiero che formulavo non
raggiungesse mai il significato di quello che avrei voluto esprimere. Per
potermi considerare umano, avrei dovuto
reinventare un linguaggio perfetto, e in criticabile da parte degli altri."
Ne derivarono comportamenti all'opposto, a
causa di questo stato mentale. " In
pratica ho fatto l'esatto contrario di
quello che mi ero proposto nella vita e nei valori." Il primo tentativo di terapia psicoanalitica non
funziono', ma ha avuto qualche efficacia come comportamento compensativo contro
il turbinio dei pensieri. "
. . . io vivevo in uno stato continuo di
turbinio di pensieri e avrei voluto parlare e parlare. Le cose non andavano
bene e forse io stavo peggiorando, ma non volevo lasciare la cosa per paura di
venir contro ai principi delle mie resistenze alla terapia.
La nuova psicoterapia freudiana fu accettata
meglio. "La frequenza
alla nuova terapia era anche questa di due sedute alla settimana, non ero sul
lettino ma in un rapporto viso a viso. La terapeuta mi lasciava parlare, intervenendo pochissimo, . . ." " Complessivamente la terapia mi ha giovato e mi
sono "tranquillizzato". Anche
in questa occasione dubito che la psicoterapia abbia funzionato piu' come
meccanismo compensativo che come vero intervento psicologico Penso questo sia
per una probabile base di neurologia minima che per la ricaduta durante la
psicoterapia.
Alla fine, nonostante la
diagnosi corretta di depressione che il paziente ha avuto a Bologna, ad Ancona
e a Pesaro, e molte terapie antidepressive, e' migliorato poco. Forse e' andata
in questo modo, perche' la depressione poteva essere il sintomo secondario di
un disturbo mentale che provocava un
grave malessere. Nel
corso della prima visita ha parlato dell'inversione della sua autostima, quando
ha la crisi. " . .
. si mostra cambiato, e si considera un
superuomo, e ritiene gli altri degli esseri miserabili. Normalmente si sente
l'esatto opposto. " Diede conferma di questo strano
fenomeno. "L'opposto
di ogni cosa sembra attrarlo moltissimo, ma nega che sia una scelta volontaria."
Il test "dimmi il contrario di
Rosso" da' solitamente, nei depressi "Nero" come risposta
opposta. Invece di "Nero" cosi' tipico dei depressi, lui ha risposto
"Bianco", che ne e' l'opposto. " Chiesto di rispondere senza
alcuna esitazione e di dire il contrario del colore Rosso, risponde
Bianco".
Sentimenti durevoli e fortemente positivi
appaiono rovesciati (Sackeim et al., 1982; Coffey, 1987; Davidson e Tomarken,
1989; Witting e Roschnman, 1993; Schiff e Gagliese, 1994; Schiff e lamon,
1994).
Senza ragioni apparenti si sente arrabbiato o cattivo contro le persone a cui vuole bene."
IL QEEG
potrebbe confermare quello che aveva riferito sull'EEG fatto in
Germania. Non ho ritenuto di utilizzare questa prevalenza di potenza della banda alfa nell'emisfero di destra come dato
significativo perche' e' il solo QEEG da ma ottenuto in pazienti di questo
tipo.
Ho prescritto una terapia con
farmaci con lo scopo di stabilizzare la
normale dominanza dell'emisfero cerebrale di sinistra, e per ora ha avuto meno
crisi. Naturalmente ho lasciato un antidepressivo a bassa dose. E' troppo
presto per riportare questi risultati perche' questa terapia e' in corso di
aggiustamento
Conclusione.
Questo nuovo caso di temporanea
dominanza cerebrale opposta per alcune funzioni in un uomo di 46 anni, e' molto
suggestivo di questo genere di disturbo. Una casistica piu' numerosa sara' la
sola a permettere una descrizione coerente di quella che io ritengo una
sindrome psichiatrica poco compresa.
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First published on
Internet: February 2001. Copyright by Renato Cocchi, 2001.
Traduzione italiana su Internet. Aprile 2002. Copyright by Renato Cocchi, 2002.
Author's address: dr Renato COCCHI, via Rabbeno, 3
42100 Reggio Emilia (Italy).
renatococchi@libero.it
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