TEMPORANEA DOMINANZA INVERSA PER ALCUNE FUNZIONI CEREBRALI IN UN UOMO DI 46 ANNI.

 Renato COCCHI, neurologo e psicologo medico.

  Riassunto.

L'emergenza di comportamenti opposti in forma di crisi intrattabili viene riportata in un uomo di 46 anni. La sua lunga storia psicoanalitica e psichiatrica non ha mai focalizzato questo sintomo specifico, ma per lo piu' la depressione concomitante, che sembra piuttosto un sintomo secondario, invece che un sintomo primitivo. I maggiori ambiti oppositivi si riferiscono alle emozioni e all'autostima. Questo accadere sta per una possibile temporanea inversione della dominanza emisferica che talvolta porta all'emergenza di funzioni cerebrali opposte.

Parole-chiave: Reversebrain, sentimenti opposti, emozioni, autostima.

Theoretical bases

Clinical cases

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Questo e' un altro caso di dominanza emisferica opposta per alcune funzioni che e' avviene in un uomo fin dall' inizio della eta' adulta.  Il suo disturbo ha caratteristiche particolari  e il paziente aveva gia' una lunga storia psicoanalitica e psichiatrica quando venne a visita per la prima volta.  Ho deciso di dare il resoconto anche di questo caso e ho chiesto a questa persona  di scrivere la sua storia. Con questo sono quattro i casi clinici da me descritti fino ad ora (Cocchi 1996; Cocchi 1998).

 

  Il caso.

Maschio, di 46 anni al tempo della prima visita. Quel che segue e' quanto ha scritto riassumendo la sua vita per questo resoconto testuale. "Sono nato in ospedale a Milano.  Dal racconto di .mia madre  il parto fu lungo e difficile, la ragione e' stata imputata il fatto che ero grosso, quasi  4000 grammi, non sembra he non sia stato usato il forcipe, ma nelle costole  di destra ho una dislocazione che sembra imputabile a questo e, in occasione di un esame radiologico, mi hanno ravvisato sulla fronte impronte che hanno imputato all'uso della mano in quel momento.

Sino all'eta' di sei anni ho vissuto al centro di Milano.  Ho una  sorella  di due anni  piu' grande di me che, a differenza mia, ho frequentato l'asilo. Anche a me e' stato fatto a proposito un tentativo senza esito: vomitavo il cibo e litigavo molto con gli altri bambini; Cosi' rimanevo a casa con mia nonna materna. Mia sorella era molto gelosa di me e di nascosto dagli adulti mi picchiava spesso.

 Circa ai due anni vi e' stato un episodio particolare quando, come mi hanno riferito i miei genitori. Volevo le caramelle che aveva mia sorella, ma lei mi diede dei tranquillanti, che usava mia nonna, di cui non si e' mai saputa bene la natura.  Sono caduto in un sonno profondo e chiamato il dottore disse che non doveva essere cosa grave,  ma dicono che ho dormito per tre giorni di fila. Gia' allora i miei genitori litigavano molto, e mio padre era violento oltre che con mia madre, anche con me e mia sorella. Dopo i sei anni ci siamo trasferiti in un quartiere periferico nuovo; qui  potevo uscire a giocare e  avevo molti amici, e non volevo tornare a casa a fare i compiti.  

La situazione famigliare e' peggiorata: mio padre che prima usciva tutte le sere, ora restava in casa e le violenze sono molto aumentate. Alle elementari ero complessivamente sufficiente, studiavo poco e prediligevo il gioco. Soprattutto i primi anni avevo delle difficolta'  grammaticali: tralasciavo le consonanti doppie e  alcune volte non completavo le parole  o le univo tra di loro. La prima e la seconda media le ho svolte ancora a Milano, i risultati erano sufficienti, con delle impennate  in matematica dove raggiungevo il massimo dei voti.

Ai miei dodici annida mia famiglia si e' trasferita Pesaro, per desiderio di mio padre di avvicinarsi al suo paese di origine: Mercatello sul Metauro.  L'impatto con la  citta' di provincia e' stato un po' shoccante. All'inizio non volevo uscire di casa, e ho iniziato  a sviluppare sentimenti di inferiorita' verso i compagni  e la realta' sociale. In terza media sono stato rimandato in due materie, ma  promosso a settembre.  Ho svolto il liceo scientifico in questa citta' e dalla seconda liceo mi sono ritrovato in classe mia sorella che era stata bocciata due volte. Non studiavo molto, ma sono sempre stato promosso a giugno.

Avevo un atteggiamento trasgressivo e buffonesco, vivevo grosse angosce piu' o meno nascoste verso la realta' e gli atteggiamenti piu' in vista. Questi mi sembrava possedessero proprieta' i magiche eal contempo derisorie. Cercavo in  qualche modo di imitarle,  senza pervenire a nulla, mascherando il  tutto  con l'atteggiamento ilare e menefreghista.  In seconda o terza liceo  e' avvenuto un altro episodio particolare.

A scuola, una mattina, ho bevuto una coca-cola gelata, a stomaco vuoto; mi si e' offuscata la vista, e vedevo solo nella parte centrale del campo visivo. Sono caduto in uno stato confusionale e non riuscivo a coordinare i pensieri con il linguaggio, .volevo dire che stavo male ma dicevo una parola per l'altra, anche  parolacce al posto delle parole normali. Ho fatto uno sforzo notevolissimo per dire alla professoressa che stavo male, perche' avevo paura di insultarla; mi hanno fatto uscire da solo e non so come sono riuscito a  tornare a casa.

Qui i sintomi sono continuati e sono andato da un neurologo che ha indicato la possibilita' di  uno spasmo cerebrale. Ho fatto anche una visita oculistica da cui era risultato l'esito di una sofferenza ai vasi retinici, ma non ricordo la terapia che mi hanno dato. Finito il liceo, la mia famiglia si e' trasferita  ad Urbino e  io ho iniziato a studiare  Medicina a Perugina. Contrariamente al liceo,  lo studio mi ha coinvolto molto, nei primi tre anni ero quasi in pari con gli esami e avevo voti alti. L'impegno con lo studio mi aveva anche aperto la mente rispetto le mie  paure e angosce e non vivevo piu' in modo cosi' insormontabile i miei sentimenti di inferiorita' e i "poteri magici" di cui erano detentori gli altri. Avevo legato molto al movimento politico di sinistra, questo processo.

In momenti di riflessione profonda ero riuscito a ricondurre le mie sofferenze affettive piu' profonde ad un perche' legato al rapporto che avevo avuto con mia madre e a come, rispetto a lei,  in momenti molto precoci non ero riuscito a superare e a oggettivare il suo ruolo di onnipotenza.  A ventitre anni ho avuto una grossa crisi: Tutto cio' che mi sosteneva si e' dissolto nel giro di pochi giorni e sono caduto in una totale  incapacita' di proseguire. Vorticavo unicamente nei miei pensieri nella impossibilita' di trovare un sostegno. Non capivo piu' quello che leggevo, ma il farlo era diventato una specie di droga mentale da cui non riuscivo a staccarmi.

Il presente era diventato qualcosa di urente e mi si e' capovolto il rapporto con il passato. Qualsiasi azione facessi era gia' trascorsa e non  sostenevo l'idea  che potesse rivolgersi ad un presente o ad un futuro. Cio' che era  il negativo con cui mi confrontavo per svolgere i miei propositi positivi si era impadronito di me  e la mia identita' si era  capovolta.. In me si era come materializzata  una presenza maligna che mi obbligava a vivere condannandomi in senso biblico a dover trovare l' origine esatta  di ogni cosa, ma  come  Tantalo,  tutto subiti  doveva essre  rifatto. Vivevo in una sorta di delirio di onnipotenza contrapposto all'incapacita', anche solo sensoriale, di poter  sopportare gli eventi emotivi, e tutto si riduceva a puro pensiero.  

Avevo perso la capacita' di riferire spontaneamente di quanto mi stesse succedendo perche' ogni pensiero  che formulavo non raggiungesse mai il significato di quello che avrei voluto esprimere. Per potermi considerare  umano, avrei dovuto reinventare un linguaggio perfetto, e in criticabile da parte  degli altri. Tutto cio' e' avvenuto in concomitanza dell'ammalarsi gravemente di mio padre per un grosso infarto e una forma grave di artrite reumatoide.

Mia madre si era dedicata completamente a lui, e io  ho sviluppato  tremendi sentimenti di odio contro di lei, e contemporaneamente le volevo  imporre l'imperativo di dovermi accogliere incondizionatamente e  accudirmi in questo mio delirio di onnipotenza.  In pratica ho fatto  l'esatto contrario di quello che mi ero proposto nella vita e nei valori. Nella realta' loro vivevano quanto mi stava avvenendo come una vergogna da nascondere e mi davano addosso per la mia mancanza di "volonta' ", senza propormi una ricerca esterna di aiuto.

Io mi ero disperatamente e in modo distorto fissato  con la psicanalisi e  con grossi sforzi mi sono trasferito  a Bologna. Non trovando qui disponibilita' immediata  terapeuti, ho iniziato i una terapia junghiana a  Parma. La frequenza era di una o due sedute la settimana. La terapeuta era concentrata quasi solamente dei miei sogni, e non voleva che parlassi molto di  altre cose, io vivevo in uno stato continuo di turbinio di pensieri e avrei voluto parlare e parlare.

Le cose non andavano bene e forse io stavo peggiorando, ma non volevo lasciare la cosa per paura di venir contro ai principi delle mie resistenze alla terapia. Alla fine pero' ero ridotto ai minimi termini e ho deciso di cambiare  impostazione di terapia. Mi sono rivolto al  dr Z. di Bologna, e tramite lui ho trovato una terapeuta freudiana a Bologna. Nel frattempo  ho continuato, anche se molto lentamente, a sostenere  esami, convinto   di dover ottenere il massimo dei voti, in rispetto  di quel pensiero perfetto di cui ero stato capace, e che non riuscivo piu' a ritrovare.

Non riuscivo pero' a capire la realta' dell'oggetto di studio e le malattie divenne mi sembravano qualcosa in qualche modo errato per i miei schemi. La frequenza alla nuova terapia era anche questa di due sedute alla settimana, non ero sul lettino ma in un rapporto viso a viso. La terapeuta mi  lasciava parlare, intervenendo pochissimo, anche se dall'inizio mi diceva che, a parte le lacrime, non riusciva a capire perche' stessi male. 

Per molto tempo ho parlato di mio padre e del suo carattere  autoritario e violento. Lei non interveniva a focalizzare  anche in un altro senso, ed io avevo praticamente dimenticato mia madre, anche se per lei e anche per mia sorella vivessi quel rapporto morboso prima detto. Complessivamente la terapia mi ha giovato e mi sono "tranquillizzato". Ho iniziato a lavorare come educatore, anche se mi era rimasta l'ossessione dello studio,  senza pero' che vi riuscissi. Verso il terzo anno di terapia ho avuto una grossa crisi e la terapeuta mi  ha consigliato di rivolgermi al dr. Z. per un eventuale ricovero; tutto pero' e' rientrato in breve tempo, e non ve n'e' stato bisogno.

In questo periodo ho preso per un po' di tempo dei farmaci da lui prescritti clorimipramina e prazepam. Solo dopo che la terapia si era conclusa,  ad una breve ricaduta nel tentativo di riprendere gli studi, la terapeuta mi ha detto che le mie angosce erano legate ad una fase del rapporto molto precoce con mia madre e che la mia struttura era ora ormai consolidata, per cui la cosa migliore da fare era di lasciarle passare e lasciare che si ristabilisse un certo equilibrio, come confermato  poi anche dal dr. Z. Verso il termine della terapia ho conosciuto una ragazza tedesca che faceva volontariato nell'ambito del mio lavoro. Con lei ho avuto un rapporto  durato dieci anni con lei.

All'inizio  le cose sembrava  andassero bene, ma  l'agnello  cerca il lupo. Io nei primi anni mi sono impegnato tantissimo affinche'  il rapporto andasse bene, ma lei aveva veramente  un carattere dispotico, e cercava di non lasciarmi via di fuga.  Negli anni ho accumulato molto per degli anni, e quando si e' arrivati alla decisione di trasferirci in Germania, tutto mi si e' di nuovo capovolto. Mi  sono convinto di doverla seguire anche se adesso so che non lo volevo, e sono ricaduto  nella crisi piu' grossa. Ricorsi dallo psichiatra  e lui mi trovo' un appoggio presso uno psicoanalista tedesco.

Arrivato in Germania ho iniziato a lavorare in un ristorante e con la terapia andava sempre peggio. A casa non sostenevo piu'  mia moglie che era diventata  una figura maligna  e onnipotente. Dopo sette, otto mesi ho iniziato ad avere manie di persecuzione e sono stato ricoverato in una clinica psichiatrica. Mi  hanno curato inizialmente con dei neurolettici e con lorazepam. Non sono pervenuti ad una  vera e propria diagnosi se non psicosi artistica e situazione borderline nevrosi-psicosi  Io ho tentato ili suicidio con il vero scopo di uccidermi, e sono vivo  perche'  si e' spezzato il cavo  con cui mi sono impiccato.

Questo  mentre mi avevano fatto uscire per un week-end dalla clinica, poi mi hanno sospeso i neurolettici e mi hanno lasciato  solo il lorazepam, al bisogno. Come esami, mi hanno fatto un EEG normale e una TAC cerebrale,  che mi hanno detto essere normali.. Quando ero ridotto ai piu' minimi termini, ho ripreso  contatto con mia madre e mia sorella in Italia e ho  deciso di ritornare , anche se loro erano per me figure altrettanto persecutorie. Una volta tornato, ho ripreso i contatti con lo psichiatra bolognese, che vedevo saltuariamente, come terapia mi ha dato   del lorazepam ed un composto  di amitriptilina + perfenazina, a basse dosi. 

Ogni seduta era un incubo, cosi' mi sono rivolto al professor A.  che mi ha diagnosticato una forte depressione. E mi ha curato per tre anni e mezzo con molti tipi di antidepressivi. L a situazione e' nel complesso migliorata ma, di base, rimasta. Grazie alla mia attuale moglie mi sono rivolto al prof. R. di Pesaro che dopo aver tentato di curami con  clorimipramina, delorazepam, e perfenazina + amitriptilina, i mi consigliato di rivolgermi a  lei [il presente autore]". La prima visita e' avvenuta il 1° settembre 2000. Era molto agitato e ansioso.  L'ultimo psichiatra gli aveva prescritto 150 mg di clorimipramina, 12 mg di perfenazina + 75 di amitriptilina, e 6 mg di delorazepam (a dosi giornaliere).

Lavorava in una cooperativa sociale che si occupava di anziani. I suoi momenti di ansia non arrivavano in un particolare momento del giorno, anche se sta peggio in primavera e in autunno. La sua mente e' quasi del tutto ripiena di pensieri intrusivi. Le sue crisi durano giorni o anche settimane. Durante esse, si mostra cambiato, e si considera un superuomo, e ritiene gli altri degli esseri miserabili. Normalmente si sente l'esatto opposto. L'opposto di ogni cosa sembra attrarlo moltissimo, ma nega che sia una scelta volontaria. Chiesto di rispondere senza alcuna esitazione e di dire il contrario del colore Rosso, risponde Bianco (Cocchi, 1994).

Senza ragioni apparenti si sente arrabbiato o cattivo contro  le persone a cui vuole bene. Da alcuni anni preferisce I dolci, ma non gli piace il brodo. Gli da' fastidio il  caldo anche temperato. Durante la notte, in sonno, non ha piu' crampi, come aveva in passato, ma ha dei sussulti. Non sbava di notte. Appena sveglio, deve mangiare. Non ha intolleranze alla luce, al rumore o alla confusione. Ha capelli grassi, ha delle dislalie, e mostra una depressione evidente. Una mappa cerebrale (QEEG) chiesta dall'autore ha dato il seguente risultato: " c'e' una distribuzione asimmetrica della potenza della banda alfa, con una prevalenza a dx, e riduzione della normale accentuazione occipitale nell'emisfero di sn. Patologicamente dubbio. Situazione scarsamente attiva e lievemente instabile":

 

Discussione.

Il paziente ha problemi di dominanza cerebrale che talvolta diventa quella opposta per alcune fnzioni. E' consapevole che qualcosa non va per il verso giusto e definisce questo "avere una crisi". Mancandogli un quadro di riferimento coerente, ha descritto la sua storia con molta approssimazione. Cio' lo ha reso incapace di farsi capire da specialisti non familiarizzati con questo stato mentale molto complesso. Rivista sotto una luce adeguata, la storia che ha scritto diviene piu' interessante e piu' significativa.

Ci sono stati probabilmente dei fattori di rischio perinatali. " . . . Dal racconto di .mia madre  il parto fu lungo e difficile, la ragione e' stata imputata il fatto che ero grosso, quasi  4000 grammi, non sembra he non sia stato usato il forcipe, ma nelle costole  di destra ho una dislocazione che sembra imputabile a questo e, in occasione di un esame radiologico, mi hanno ravvisato sulla fronte impronte che hanno imputato all'uso della mano in quel momento. : . .".

Nell'infanzia ha avuto una specie di "fobia dell'asilo", con sintomi psicologici e somatici, che obbligarono a non mandarlo all'asilo. "Ho una  sorella  . . .  che, a differenza mia, ho frequentato l'asilo. Anche a me e' stato fatto a proposito un tentativo senza esito: vomitavo Alla scuola elementare il periodo (dislessico)-disortografico fisiologico sembra sia durato piu' a lungo del normale.

Sia sa che questo potrebbe aver rapporti con precoci difficolta' di sincronizzare alcune funzioni tra i due emisferi cerebrali. " Soprattutto i primi anni avevo delle difficolta'  grammaticali: tralasciavo le consonanti doppie e  alcune volte non completavo le parole o le univo tra di loro." Un altro fatto probabilmente legato ad una assoluta o relativa iperfunzione dell'emisfero di destra  e' l'abilita' in matematica. " La prima e la seconda media le ho svolte ancora a Milano, i risultati erano sufficienti, con delle impennate  in matematica dove raggiungevo il massimo dei voti."  

Avevo notato questa caratteristica in studenti di scuola superiore o universitari che avevano interrotti gli studi, e in studenti universitari entrati in uno stato psicotico (Cocchi, 1994; Cocchi 1995). Al tempo del liceo comparvero alcuni sentimenti di derealizzazione. " . . . vivevo grosse angosce piu' o meno nascoste verso la realta' e gli atteggiamenti piu' in vista. Questi mi sembrava possedessero proprieta' i magiche e al contempo derisorie.  . . . "

Una reazione di stress a seguito di uno stress da freddo (coca-cola ghiacciata) determino' sia dei sintomi neurologici (visione a canocchiale) che neuropsicologici (difficolta' di coordinazione del pensiero con il linguaggio, ed emergenza di parole opposte). " A scuola, una mattina, ho bevuto una coca-cola gelata, a stomaco vuoto; mi si e' offuscata la vista, e vedevo solo nella parte centrale del campo visivo. Sono caduto in uno stato confusionale e non riuscivo a coordinare i pensieri con il linguaggio, .volevo dire che stavo male ma dicevo una parola per l'altra, anche  parolacce al posto delle parole normali. Ho fatto uno sforzo notevolissimo per dire alla professoressa che stavo male, perche' avevo paura di insultarla,  ...".  

Al posto di parole educate usabile in questa situazione sociale, l'opposto (parole maleducate  o "parolacce") divenne prevalente nella sua mente. La connotazione emotiva delle parole appartiene all'emisfero non dominante. Due specialisti si trovarono d'accordo nel affermare che l'episodio era stato causato da disturbi neurologici e neurovascolari. ". . .  sono andato da un neurologo che ha indicato la possibilita' di  uno spasmo cerebrale. Ho fatto anche una visita oculistica da cui era risultato l'esito di una sofferenza ai vasi retinici,  . . . "  

Quello che dico ora e' sicuramente molto speculativo, ma il paziente sembra sia stato meglio quando era coinvolto in gruppi politici di opposizione. Potrebbe trattarsi di un comportamento compensativo? (Cocchi, 1994). " Avevo legato molto al movimento politico di sinistra, questo processo.."

Allorche' soffri' della sua grande crisi, era incapace di controllare I propri pensieri e perse la capacita' di dare un senso a quello che stava leggendo. Ma oltre a cio', era obbligato a continuare a leggere perche' questa azione funzionava  da ulteriore meccanismo compensativo "Vorticavo unicamente nei miei pensieri nella impossibilita' di trovare un sostegno. Non capivo piu' quello che leggevo, ma il farlo era diventato una specie di droga mentale da cui non riuscivo a staccarmi."

Divenne del tutto incapace di controllare l'opposizione mentale "passato - presente/futuro", fatto questo che potrebbe essere collegato ad una prevalenza cerebrale opposta per alcune funzioni. " Il presente era diventato qualcosa di urente e mi si e' capovolto il rapporto con il passato. Qualsiasi azione facessi era gia' trascorsa e non  sostenevo l'idea  che potesse rivolgersi ad un presente o ad un futuro."

Quel che segue e' una chiara conferma di un tale funzionamento mentale opposto che agisce in modo tanto forte da impedirgli di fare altrimenti. " Cio' che era  il negativo con cui mi confrontavo per svolgere i miei propositi positivi si era impadronito di me  e la mia identita' si era  capovolta.." Il campo semantico del suo linguaggio appare intaccato. " Avevo perso la capacita' di riferire spontaneamente di quanto mi stesse succedendo perche' ogni pensiero  che formulavo non raggiungesse mai il significato di quello che avrei voluto esprimere. Per potermi considerare  umano, avrei dovuto reinventare un linguaggio perfetto, e in criticabile da parte  degli altri."

Ne derivarono comportamenti all'opposto, a causa di questo stato mentale. " In pratica ho fatto  l'esatto contrario di quello che mi ero proposto nella vita e nei valori." Il primo tentativo di terapia psicoanalitica non funziono', ma ha avuto qualche efficacia come comportamento compensativo contro il turbinio dei pensieri. " . . .  io vivevo in uno stato continuo di turbinio di pensieri e avrei voluto parlare e parlare. Le cose non andavano bene e forse io stavo peggiorando, ma non volevo lasciare la cosa per paura di venir contro ai principi delle mie resistenze alla terapia.

La nuova psicoterapia freudiana fu accettata meglio. "La frequenza alla nuova terapia era anche questa di due sedute alla settimana, non ero sul lettino ma in un rapporto viso a viso. La terapeuta mi  lasciava parlare, intervenendo pochissimo,  . . ." " Complessivamente la terapia mi ha giovato e mi sono "tranquillizzato".  Anche in questa occasione dubito che la psicoterapia abbia funzionato piu' come meccanismo compensativo che come vero intervento psicologico Penso questo sia per una probabile base di neurologia minima che per la ricaduta durante la psicoterapia.

Alla fine, nonostante la diagnosi corretta di depressione che il paziente ha avuto a Bologna, ad Ancona e a Pesaro, e molte terapie antidepressive, e' migliorato poco. Forse e' andata in questo modo, perche' la depressione poteva essere il sintomo secondario di un disturbo mentale che provocava un  grave malessere. Nel corso della prima visita ha parlato dell'inversione della sua autostima, quando ha la crisi. " . . .  si mostra cambiato, e si considera un superuomo, e ritiene gli altri degli esseri miserabili. Normalmente si sente l'esatto opposto. " Diede conferma di questo strano fenomeno. "L'opposto di ogni cosa sembra attrarlo moltissimo, ma nega che sia una scelta volontaria."

Il test "dimmi il contrario di Rosso" da' solitamente, nei depressi "Nero" come risposta opposta. Invece di "Nero" cosi' tipico dei depressi, lui ha risposto "Bianco", che ne e' l'opposto. " Chiesto di rispondere senza alcuna esitazione e di dire il contrario del colore Rosso, risponde Bianco".

Sentimenti durevoli e fortemente positivi appaiono rovesciati (Sackeim et al., 1982; Coffey, 1987; Davidson e Tomarken, 1989; Witting e Roschnman, 1993; Schiff e Gagliese, 1994; Schiff e lamon, 1994).

Senza ragioni apparenti si sente arrabbiato o cattivo contro  le persone a cui vuole bene." IL QEEG  potrebbe confermare quello che aveva riferito sull'EEG fatto in Germania. Non ho ritenuto di utilizzare questa prevalenza  di potenza della banda alfa  nell'emisfero di destra come dato significativo perche' e' il solo QEEG da ma ottenuto in pazienti di questo tipo.

Ho prescritto una terapia con farmaci con lo scopo di stabilizzare  la normale dominanza dell'emisfero cerebrale di sinistra, e per ora ha avuto meno crisi. Naturalmente ho lasciato un antidepressivo a bassa dose. E' troppo presto per riportare questi risultati perche' questa terapia e' in corso di aggiustamento

 

Conclusione.

Questo nuovo caso di temporanea dominanza cerebrale opposta per alcune funzioni in un uomo di 46 anni, e' molto suggestivo di questo genere di disturbo. Una casistica piu' numerosa sara' la sola a permettere una descrizione coerente di quella che io ritengo una sindrome psichiatrica poco compresa. 

Bibliografia.

Cocchi R.: Problems of attention and concentration leading to interruption of studying by high school and university students: A report of 4 typical cases. It. J. Intellect. Impair. 1994, 7: 29-38.

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Cocchi R.: Defective hemispheric dominance and cognitive behaviour: Speculative considerations. lt. J. lntellect. lmpair. 1994, 7: 19-27.

Cocchi R.: lntrusive opposite emotional thinking in a chronic "schizoid-affective" woman. A stabilízed ínverse half-brain dominance of a specific function? lt. J. lntellect. lmpair. 1996, 9: 163-168.

Cocchi R. Opposite half-brain dominance of specific functions? Another case in a Down child under drug therapy. It. J. lntelled. lmpair. 1998. ll: 151-156.

Coffey C.E.: Cerebral laterality and emotion: The neurology of depression. Comprehens, Psychiatry 1987, 28: 197-219.

Davidson R.J., Tomarken A.J.: Laterality and emotion: An electrophysiological approach. In: Boller F., Grafman J. (Eds): Handbook of neuropsychology. Voi. 3. Elsevier, Amsterdam 1989: 419-441.

Sackeim A., Greenberg M.S., Weiman L., Gur R.C., Hengerbuhler J.P., Geshwind N.: Emispheríc asymmetry in the expression of positive and negative emotions. Arch. Neurol. 1982, 39: 210-218.

Schiff B.B., Gagliese L.: The consequences of experimentally induced and chronic unilateral pain: Reflections of hemispheric lateralisation of emotion. Cortex 1994, 30: 255-267.

Schiff B.B., Lamon M.: lnducing emotion by unilateral contraction of hand muscles. Cortex 1994, 30: 247-254. Wittling W., Roschmann R.: Emotion-related hemisphere asymmetry: Subjective emotional responses to laterally presented films. Cortex 1993, 29: 431-448.  

 

First published on Internet: February 2001. Copyright by Renato Cocchi, 2001.

Traduzione italiana su Internet. Aprile 2002. Copyright by Renato Cocchi, 2002.

 


Author's address: dr Renato COCCHI, via Rabbeno, 3
42100 Reggio Emilia (Italy).

renatococchi@libero.it

Testo in inglese

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