DOMINANZA CEREBRALE INSTABILE, CON FLUTTUAZIONE OPPOSTA CONTINUA SU BASE EMOTIVA, E CONSEGUENTE IMPOSSIBILITA' DI PRENDERE DECISIONI .   DESCRIZIONE DEL SINTOMO IN UN UOMO DI 33 ANNI, SENZA DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO O EPISODIO DEPRESSIVO MAGGIORE.

 

 

Renato COCCHI, neurologo e psicologo medico.

  

 

Riassunto.

 

 Uno studente universitario di 33 anni, iscritto a Giurisprudenza, lamenta difficoltà negli studi, non riuscendo a sostenere più di un esame all'anno. Il suo problema non è una mancanza di concentrazione, ma una indecisione continua che lo porta ad abbandonare immediatamente lo studio, perché mai sicuro sul metodo giusto per studiare.

 

 Di fatto, sembra di essere in presenza di una dominanza cerebrale instabile, con fluttuazione opposta continua su base emotiva, e conseguente impossibilita' di prendere decisioni sulla propria condotta. Questa indecisione non esiste se si tratta di decidere cose riferibili a terze persone o senza implicazione emotiva personale.

 

 Il sintomo della incapacità di decidere è stato riportato nel DSM-IV sia nell' Episodio Depressivo Maggiore, che nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità, diagnosi entrambe che non si adattano a questo soggetto.

 A differenza di quanto riportato sul DSM-IV, qui il sintomo sembra presentarsi come isolato, e potrebbe essere una particolare risposta di stress.

 

 

Parole chiave: Reversebrain, dominanza, cerebrale, instabilità, emotività; opposizione; indecisione; studio, impedito, concentrazione, disturbo, ossessivo-compulsivo, depressione maggiore, stress,  uomo, storia clinica.

 

Testo in inglese

Casi clinici

Reversebrain

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E' pervenuto alla mia osservazione un giovane di 33 anni, che già si era presentato per posta elettronica. Si tratta di un soggetto incapace di prendere decisioni importanti per la propria vita, perché qualsiasi intenzione di scelta viene subito vanificata dal pensiero che la scelta alternativa sarebbe più conveniente.

 

 Però anche l’eventuale scelta alternativa incontra subito la medesima difficoltà. E’ sempre  l’altra scelta  ad essere quella giusta. In questo modo,  riesce impossibile farne una qualsiasi, con perdita di tempo e scontentezza psicologica conseguente.

 

 Devo dire che la persona stessa non era del tutto consapevole di questa sua caratteristica modalità cognitiva, per cui riteneva primaria la difficoltà degli studi, che invece appare nettamente secondaria.  

 Questa sua convinzione aveva ingannato anche me, e mi aveva portato a credere di aver a che fare con un disturbo della concentrazione, come negli altri casi da me riportati.

Credo invece di essermi imbattuto in un sintomo abbastanza noto (1996; 1998; 2002; 2003a; 2003c; 2993d; 2007a; 2007b), ma ora interpretabile in maniera del tutto nuova, se inquadrato dal punto di vista dei disturbi della dominanza emisferica.

 

 

La storia del caso.

Questo è stato il primo contatto per email.

Sono uno studente di Giurisprudenza all'Università  di ****, dell'età di 33 anni. Sono venuto a conoscenza dei suoi articoli a proposito delle Disturbi di concentrazione casualmente, facendo una ricerca su internet su problemi e metodologie di studio.

 

 Ritrovo nelle storie da lei esposte gran parte dei miei disturbi che inquinano da ormai troppo tempo il mio lavoro sui libri.

 Per la verità  molti dei pensieri intrusivi e delle difficoltà che incontro nello studio influenzano anche le altre sfere della mia vita, da quella affettiva a quella dei rapporti di amicizia, di lavoro, ma addirittura anche le decisioni più semplici (decidere di andare in un luogo, comprare qualche cosa, ecc.).



Sarà  già tanto se riuscirò a finire di scriverle questa email senza cestinarla e lasciare tutto stare.

 

 Da anni mi rivolgo a dottori di ogni specie e ramo (psicologi, psichiatri, psicoterapeuti che praticano ipnosi,..) ma finora i risultati mi sembrano scarsi, almeno a proposito dello studio.

 In questo momento sono in cura con uno psicoterapeuta indicatomi dallo psichiatra della Unità Sanitaria Locale di ** (città [toscana]  in cui vivo), che dovrebbe darmi delle strategie comportamentali, che tuttavia ai fini dello studio non mi pare diano risultati.

 

 Tendo a dubitare di ogni cosa  e riconosco che questo rappresenta un aspetto patologico di me , ma che cosa dire dopo essermi affidato ai consigli di molti dottori e poi non essere arrivato a nessun (o quasi) risultato?

 

 Ho sofferto di depressione e questa si è presentata in vari momenti.  Credo che ne sia predisposto anche geneticamente visto che anche mia madre ne ha sofferto e di recente pure mia sorella.

 Sarebbero molte le cose da dire, ma già  il fatto di non riuscire a dar loro un ordine mi manda in ansia quindi mi limito a quanto le ho già  scritto.

 Ringraziandola per la considerazione, desidererei avere qualche consiglio a tal proposito . . .

 

 

Seconda email successiva alla mia risposta alla prima email.

 La ringrazio per avermi risposto.

Voglio scusarmi per il frettoloso modo con cui ho concluso la mia precedente mail, atto dettato, come accennato, più dalla frenesia ed ansia che trasale quando mi avventuro a parlare delle mie sensazioni e disturbi.

 

 Non cercavo certo consulti via internet, bensì sapere se nel mio caso (cosi' poco e malamente esposto) poteva essermi di aiuto. Questo aiuto l'ho sempre ricercato nei dottori, in certi momenti forse in modo un po' ossessivo, ma sempre meglio di lasciarsi andare o  intraprendere strade molto peggiori.


Tuttavia, mi pare di non aver mai avuto la fortuna di trovare la terapia giusta; alcuni dei suoi colleghi mi hanno detto che il mio e' un problema in cui non occorre l'uso di farmaci.

 

Immagino che ci siano varie dottrine a tal proposito, ma si renda conto anche del disorientamento in cui può trovarsi un paziente di fronte a cotante idee.

 Desidererei sapere come poter prendere un appuntamento e come raggiungerLa.

 

 

Questo è il resoconto della prima visita, sulla base della scheda compilata in quella occasione.

 

Seconda decade del mese di settembre 2007, prima consultazione. Lavora come impiegato in un albergo, nei fine settimana.

Ha difficoltà nello studio. Iscritto a Giurisprudenza. Dà meno di un esame all'anno. Ha pensiero intrusivo. Ha sfiducia in se stesso, ed è sempre indeciso, ma solo per le scelte che lo riguardano.

 Al test "Qual è il contrario del colore Rosso?" risponde: "Verde".

 

Soffre il caldo. Normale desiderio per cibi dolci. Normale appetitività per il brodo di carne o di dado. Sopporta male il latte, soffrendo di colite ulcerosa. Soffre di mal di stomaco. Tende alla diarrea. Ha capelli spesso grassi.

 

 Non fa brutti sogni. In passato si alzava stanco. In passato ha avuto sensazioni di sbandamento, e di svenimento. Sopporta male il rumore. Di giorno ha serrato dentale.

Non perde saliva durante il sonno. Sta meglio verso sera. Ha giornate di pallore con le occhiaie. In passato ha sofferto di torcicollo. Solitamente non si alza con il sesso in erezione.

 

 Ha sudorazione emotiva ascellare. A giorni è dislalico. Gli capita di non ricordare i nomi di persone che conosce bene. Ha astenie improvvise senza ragione, e sente un po' di dolore ai polpacci. Ha motivi musicali (canzonette) intrusivi.

 

 Ha avuto problemi alla nascita per parto asciutto. Da piccolo era riservato e un po' solitario. A scuola andava meglio in Italiano.

 

Terapia di prova, a basso dosaggio, con glutammina, piridossina, carbamazepina, bromazepam e clomipramina.

 Viene proposto un appuntamento di controllo a distanza di un mese e mezzo - due mesi.

 

 

Prima email,  cinque  giorni dopo la visita.

Sono qui a scriverLe per darLe un resoconto di questi primi giorni in seguito alla cura da Lei prescritta. L'ho iniziata la sera stessa del giorno della visita ( lunedì) e l'ho seguita secondo le indicazioni da Lei date.

 Per la verità , non ho riscontrato molti cambiamenti delle mie condizioni psicologiche di disagio. Naturalmente mi rendo conto della brevità di tempo trascorso.

 In particolar modo, a proposito dello studio, ricorrono sempre le solite incertezze e insicurezze circa il metodo di studio (che cosa, come e quanto studiare).

 

 Mi ritrovo a non sapere come gestire il lungo tempo che mi separa delle prossime sessioni di esami, che partono da dicembre; vorrei farlo fruttare al meglio riuscendo a prepararmi in modo adeguato (che purtroppo per me significa in modo pressoché perfetto...).

 

 Ho una materia importante e abbastanza grossa nei contenuti che necessita di ripasso, poi vorrei prepararmene almeno un' altra.  Mi pare di non essere più capace di programmarmi gli studi.

A dispetto dei timori, l'Anafranil [clomipramina] non disturba il mio sonno, la notte la trascorro dormendo senza problemi.

Semmai avverto più sonnolenza soprattutto nel primo pomeriggio e ho bisogno di una pennichella.

 

Inoltre, volevo informarLa che da  prima che me la prescrivesse, assumo glutammina aggiunta a un integratore proteico, circa 150 mg al giorno.

Attendendo Sue notizie . . .

 

 

A 18 giorni dall'inizio della terapia ho ricevuto questa email:

. . . con questa mail desidero aggiornarLa sull'evoluzione delle mie condizioni psicofisiche a seguito della cura da Lei prescrittami, e da me iniziata, quasi tre settimane fa'.

 Dal punto di vista dello studio, non sono riuscito ancora a migliorare la concentrazione e l'attenzione su quello che faccio; anzi, per la verità quello che tento di fare e' assai poco. 

 

 Proseguono le incertezze sul metodo da adottare che mi conducono presto a rinunciare

a svolgere qualsiasi compito.

 

 Ma le preoccupazioni, dubbi e incertezze affliggono anche le altre sfere della vita, nei rapporti con gli altri, nelle piccole scelte di tutti i giorni.  Sento in me la solita inadeguatezza in tutte le faccende e situazioni di tutti i giorni, timori di sbagliare e di non fare la "cosa giusta", generando disagio e nervosismo ( però quest'ultimo ora mi pare un po' acquietato).

 

 Le dico tutto ciò non nella pretesa di avere da Lei una seduta psicanalitica via internet ma per renderLe un quadro chiaro delle "manie" che mi affliggono nel quotidiano.


Non ho nemmeno la pretesa che la cura da Lei prescritta abbia un'immediata efficacia, bensì di darLe un aggiornamento, cosa che, adire il vero, non so con che cadenza darLe.

 

 

A 27 giorni dall'inizio della terapia ho ricevuto questa email:

. . . una settimana fa  mi disse che tra non molto ci saremmo dovuti rivedere per il controllo, considerato anche che, a Suo dire, la cura a più di tre settimane dall'inizio non ha avuto efficacia. [Veramente è lui che ha sempre detto questo, e  io ho solo ripetuto le sue informazioni!]

 

 Vorrei saper per quando esattamente dovrei prendere appuntamento. Le cose ultimamente non vanno meglio, lo studio non procede affatto e mi ritrovo a non fare nulla per intere giornate.

 

 Nel frattempo ho unito in un unico testo tutte le sue email, e mi sono accorto che il suo problema non è "studiare", ma "decidersi a studiare". Il blocco è nel prendere una decisione e perseguirla, cosa che non riguarda solo lo studio.

 

  Terza settimana dell'ottobre 2007, primo controllo, dopo 42 giorni di farmacoterapia.

 Come ha detto nelle sue email, non ha ripreso a studiare perché non sa decidere qual è il metodo di studio migliore.

 La sua colite ulcerosa è invariata e lo stesso per il mal di stomaco. In questo periodo non ha avuto diarrea. I capelli sono grassi come prima della cura. Sopporta sempre male il rumore. Ha avuto più giornate di pallore con le occhiaie.

 

 Gli sembra di aver diminuito la sudorazione ascellare emotiva. La quantità di dislalie non è cambiata mentre ricorda molto di più i nomi delle persone.  Le astenie improvvise non sono più comparse, come pure il dolore ai polpacci.

 Si sono ridotti i motivetti musicali (canzonette)i intrusivi. Si sente più “sostenuto” [più in forza,  in senso psicofisico]. Di recente ha fatto un brutto sogno.

 Conferma la mia interpretazione, che alla base dei suoi disturbi c’è principalmente l’incapacità a decidere. Questo avviene  quando c’è una implicazione emotiva personale.

 

 Complessivamente sta meglio, "si sente più 'sostenuto'", anche se non ha avuto, o, non ha ancora avuto, risultati  sullo studio. In realtà, non ha avuto risultati sulla continua indecisione che gli impedisce, tra l'altro, di applicarsi allo studio stesso, cosa che ritiene il suo problema primario.


Variazione terapeutica. Rafforzata la terapia antistress.

 

 

Nella seconda decade di novembre scrive:

”… dopo due settimane dall’ultimo incontro sono qui a scriverle per aggiornarla sull’evoluzione delle mie condizioni dopo la nuova terapia.
Il giorno dopo aver corretto le dosi dei farmaci ho avvertito solo un po’ di nausea, scomparsa nel giro di una sola giornata.

I giorni seguenti sono trascorsi non avvertendo sintomi particolari, ma non riuscendo a fare nulla per intere giornate, trascinate fino a sera, momento più atteso per dedicarmi all’unica cosa di cui sono certo aver voglia di fare, cioè la palestra.
In tale condizioni, mi ritrovo a dormire più volte al giorno, con un sonno profondo. La notte trascorre tranquilla senza risvegli improvvisi o insonnia.
Cresce pertanto, la consapevolezza dell’inutilità’ delle ore che trascorro ogni giorno, e quindi cresce il senso di frustrazione. I libri non li apro nemmeno, le indecisioni perpetuano su ogni aspetto grande o piccolo della mia vita. Nulla mi da’ soddisfazione e la mia situazione pare essere in un vicolo cieco. Forte disorientamento.
Consapevole dell’ incompletezza del mio resoconto e lasciando a Lei la selezione di ciò che e’ importante e ciò che non lo e’, “.

 

 

Nella terza decade di novembre scrive;

 

Le scrivo ancora per aggiornarla sulla evoluzione delle mie condizioni  di salute.  Le cose non sono granché  cambiate dall’ultima volta che Le ho scritto, se non per il senso di frustrazione aumentato per il decorrere del tempo senza vedere risultati tangibili e pratici. Almeno per quello che posso notare io. Sensazioni e stati d’animo che già conosco bene, essendoci passato ormai diverse volte da questi momenti. Tutto l’impegno messo nello studio durante l’estate e’ stato gettato al vento, dal momento che non ho sostenuto esami, ritrovandomi di nuovo al punto di partenza con la preparazione delle materie.  Cresce il complesso di inferiorità nel confronto con gli altri, la mancanza di un ruolo della mia vita nel mondo, con la tentazione di chiudersi in se stessi.

La sonnolenza a cui facevo riferimento nella scorsa mail credo sia dovuta alla mancanza di impegni durante la giornata e non tanto all ’ assunzione di farmaci particolari. Questa naturalmente e’ solo una mia supposizione.

Concludo questa breve mail dandole sempre la mia disponibilità a cercare di descrivere nel miglior modo possibile l’evoluzione della mia patologia.

 

A cui ho risposto:

 

“… due terzi della sua lettera sono lamenti psicologici. Non ritengo di dovermene occupare 1. perchè secondo me sono secondari al disturbo primario; 2. perchè, pur psicologo, se lo facessi le ruberei tempo e denaro.

La parte che mi interessa è quindi solo la seguente:

>>>>La sonnolenza a cui facevo riferimento nella scorsa mail credo sia dovuta alla mancanza di impegni durante la giornata e non tanto all’ assunzione di farmaci particolari. Questa naturalmente e’ solo una mia supposizione. <<<<

 Ora lei ha una ipotesi differente sulla sonnolenza, ma io le ho già ridotto la terapia, pensando che fosse dovuta ai farmaci. Come le ho detto, il suo caso, come patologia del “prendere decisioni” è per me del tutto nuovo, e per ora l’ho affrontato come disturbo della dominanza emisferica, conseguente ad una  abnorme e localizzata reazione di stress.  Sulla diagnosi “disturbo della dominanza emisferica”, mantengo la mia opinione, sulla causa e sulla terapia c’è sicuramente da discutere, visti i risultati della mia impostazione farmacoterapica.

E’ probabile che la terapia sia un’altra, ma io non so quale, e dovrei fare dei tentativi, ipotizzando qualche meccanismo neurochimico diverso, di cui però non vedo un qualche altro sintomo che mi possa indirizzare. Quindi, per ora, dovrei andare a spanna.

Per cui: o lei ha molta pazienza, e qualche volta dovremo anche rivederci di persona; o chiudiamo qui il tentativo, e le dirò, per email, quali farmaci mantenere.

Con questo non voglio liberarmi di lei come paziente (per abitudine, ci tengo a raggiungere un risultato positivo), ma le ho solo specificato le mie difficoltà attuali, che, se ricordo bene, hanno avuto anche i miei predecessori, psicologi e psichiatri. Come vede, le colpe della impotenza terapeutica attuale me le assumo io, e non le butto addosso a lei. Per far questo, basterebbe dire che “lei inconsciamente non vuole uscire da questa situazione” ma è una str…. (scusi il termine).  Per cui decida lei.”

 

 

 

Discussione.

 Il sintomo della mancanza della capacità di decidere è abbastanza noto ma forse non ha avuto l'attenzione che meritava. Nel caso di questo paziente, questo incapacità non esiste, se si tratta di prendere decisioni che non lo coinvolgano emotivamente, sia personali che riferite a altri.


In questa persona il sintomo è praticamente isolato, per quanto all'interno di un modesto malessere complessivo con aspetti sia depressivi che di ossessività.

 

 Nel DSM-IV (ed. it.: 1996), l'incapacità di decidere può essere ritrovata nell'ambito dell'Episodio Depressivo Maggiore, in cui si dice che "molti individui riferiscono una compromissione della capacità di pensare, concentrarsi o prendere decisioni (Criterio A8)".

 

 Ancora più chiaro è quanto descritto nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità (DSM-IV,   ed. it.: 1996). Tra le Manifestazioni e disturbi associati, si trova scritto: Quando le regole e i programmi non forniscono una risposta corretta, il prendere decisioni può diventare un processo dispendioso in termini di tempo, spesso doloroso.


Gli individui con Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità possono avere una tale difficoltà a decidere quali compiti hanno la priorità, o qual è il modo migliore per svolgere un compito particolare, che possono non riuscire mai ad iniziare qualcosa.

 

Abraham e Shirley, 2006, includono l'incapacità di decidere tra i sintomi depressivi assieme alla mancanza di concentrazione.  Arnold, 2006, afferma che questo sintomo particolare non si trova solo nei Disturbi Ossessivi-Compulsivi, ma in questi è molto comune.

 

 Però il dato che tale incapacità di decidere può essere trovata anche nell'ambito dell'Episodio Depressivo Maggiore, può significare due cose. 1. È un sintomo aspecifico. 2. Tra l'Episodio Depressivo Maggiore e il Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità esiste, almeno in parte, un continuum che può spiegare la presenza di qualche sintomo comune.

 

 Nel paziente di cui si è raccolta la storia è stato annotato qualche tratto depressivo e qualche tratto ossessivo, ma è troppo poco per fare una diagnosi di Episodio Depressivo Maggiore o di Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità.

 

 Il problema della difficoltà a decidere era già stato da me intuito e riferito come avente a che fare con la dominanza emisferica, un due articoli. Il primo riguardava un bambino di 8 anni con condotte oppositive e distruttive (Cocchi, 2002)

 

"La sicurezza negativa del bambino, base delle sue condotte oppositive, si e' trasformata in una insicurezza, almeno scolastica. Pur facendo bene, il bambino chiede all'insegnante, continue<span style="mso-spacerun: yes">  </span>conferme di essere nel giusto. A casa tende all'elusione dell'ostacolo (per non dover scegliere?)<o:p></o:p></span> <span style='font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:10.0pt;font-family:Arial;mso-fareast-font-family: "MS Mincho"'>Una possibile interpretazione di questo nuovo comportamento e' che attualmente il bambino ha presente entrambi gli engrammi, quello positivo e quello negativo, ma non e' ancora sicuro che la scelta dell'engramma positivo sia quella giusta.<o:p></o:p></span>"<span style='font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:10.0pt;font-family:Arial;mso-fareast-font-family: "MS Mincho"'> <o:p></o:p></span>

 

 Più chiara questa intuizione nel caso di uno studente universitario con difficoltà nello studio, problemi di dominanza emisferica e episodi di incapacità a decidere (Cocchi, 2003a)

 Nel ragazzo, l'indecisione sembra dovuta ad un alternarsi delle rappresentazioni opposte dei due emisferi, per cui c'é difficoltà di scelta in quanto non si riesce a fermare il pensiero su quale sia la cosa giusta da pensare o da fare.”

 

 Nel soggetto qui descritto ci sono problemi di dominanza emisferica. 1. Pensiero parassitario; 2. Risposta di Verde al test "Qual è il contrario del colore Rosso (Cocchi, 2003b; 2004; 2005); 3. Motivi musicali (canzonette) intrusivi. 4. Probabilmente anche il "non ricordare i nomi di persone che conosce bene", come disfunzione dell'emisfero sinistro.

 

Non è chiaro se il problema della mancanza di concentrazione esista davvero o, sulla scorta di una ricerca su internet, sia il nome che è stato dato al fatto di non decidere  a mettersi a studiare. 

 Nella prima email ha scritto che aveva fatto "una ricerca su internet su problemi e metodologie di studio", e non sulla perdita della concentrazione. Casualmente ha incontrato miei articoli sulle perdita della concentrazione e difficoltà o abbandono degli studi.

 

 A differenza di quanto riportato sul DSM-IV, qui il sintomo sembra presentarsi come isolato, e questa sarebbe una novità perché, in questa forma, non mi risulta sia mai stato descritto. E' possibile che si tratti di una particolare risposta di stress, e in questo senso è stato impostato l'approccio farmacoterapico.

 

Conclusioni.

 Il caso clinico di incapacità  patologica di prendere decisioni,  in uno studente universitario di 33 anni, iscritto a Giurisprudenza, presenta caratteristiche che, probabilmente, ne fanno una forma a sé stante, senza rapporti con un Episodio Depressivo Maggiore, o un Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità, come riportato nel DSM-IV.

 

 Altro elemento interessante è che tale incapacità scompare .se si tratta di decidere cose riferibili a terze persone o senza alcuna implicazione emotiva personale.

 

 . Di fatto, sembra di essere in rapporto di una dominanza cerebrale instabile, con fluttuazione opposta continua su base emotiva, e conseguente impossibilita' di prendere decisioni sulla propria condotta. A differenza di quanto riportato sul DSM-IV, qui il sintomo sembra manifestarsi come isolato, e potrebbe essere una particolare risposta di stress.

 

 

 

Bibliografia

 

Abraham PF,  Shirley, ER.  (Letter to the Editor) New Mnemonic for Depressive Symptoms Am J Psychiatry  2006, 163: 329-330..

American Psychiatric Association. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. 4th ed. Washington, DC: 1994. (Trad. it. Masson, Milano 1996).

Arnold, PD. Glutamate Transporter Genes and Obsessive-Compulsive Disorder.  Primary Psychiatry. 2006;13(10):32-35.

 

Cocchi R. Pensiero emotivo opposto involontario in una donna con sindrome schizo-affettiva  1996 Riv. It. Disturbo Intellet. 1996, 9: 231-237. <www.reversebrain.net/Case1-it.htm>

 

Cocchi R.  Dominanza dell'emisfero opposto per funzioni specifiche? Un altro caso in una bambina Down in terapia con farmaci. Riv. It. Disturbo Intellet. 1998, 11: 199-204.

www.reversebrain.net/Case2-it.htm

 

Cocchi R. Un bambino di 8 anni con probabili problemi di dominanza cerebrale inversa.  2002, www.reversebrain.net/Case6-it.htm

 

<span style='color:windowtext;text-decoration:none; text-underline:none'><span style='mso-field-code:" HYPERLINK \0022domin15-it\.htm\0022 "'><span style='mso-field-code:" HYPERLINK \0022Cases8-it\.htm\0022 "'><span style='color:blue'>Cocchi R. Disturbi della dominanza emisferica, in tre studenti universitari con blocco dello studio. 2003a, <www.reversebrain.net/Case5-it.htm>.

 

Cocchi R. <span style='color:windowtext;text-decoration:none; text-underline:none'><span style='mso-field-code:" HYPERLINK \0022Case7-it\.htm\0022 "'><span style='font-size:10.0pt'></span><span style='mso-field-code:" HYPERLINK \0022domin11-it\.htm\0022 "'><span style='font-size:10.0pt;color:blue'>Il test "Qual'è il contrario del colore Rosso" in 325 pazienti ambulatoriali</span></span>. 2003 <www.reversebrain.net/Domin13-it.htm>

 

Cocchi R. Temporanea dominanza inversa per alcune funzioni cerebrali in un uomo di 46 anni. 2003c, <www.reversebrain.net/Case3-it.htm>.

 

Cocchi R. Una bambina con sindrome di Smith-Magenis e possibile dominanza inversa. 2003d, <www.reversebrain.net/Case4-it.htm>.

 

Cocchi R. Improvvisi brevi episodi di colorazione verde dell'intero campo visivo, persistenti dopo sei mesi da un trauma cranico. 2004, <www.reversebrain.net/Case10-it.htm>.

 

Cocchi R. <span style='color:windowtext;text-decoration:none; text-underline:none'><span style='mso-field-code:" HYPERLINK \0022Domin18-it\.htm\0022 "'><span style='mso-field-code:" HYPERLINK \0022Domin16-it\.htm\0022 "'><span style='font-size:10.0pt;color:blue'>Risposta "Bianco" al test "Qual'e' il contrario di Rosso?" e pregresso comportamento di "Bastian Contrario". Indagine sulle cartelle raccolte negli anni 2003-2004,. 2005,</span></span> <www.reversebrain.net/Domin16-it.htm>.

<!DOCTYPE HTML PUBLIC "-//W3C//DTD HTML 4.0//EN"><div class=Section1>

 Cocchi R. Un nuovo caso di dominanza emisferica fluttuante in un giovane adulto di 22 anni. 2004, (Aggiornato a luglio 2007a, <span style='mso-spacerun:yes'> </span>con i risultati della farmacoterapia). <www.reversebrain.net/Case9-it.htm>

 

Cocchi R. La paura di strangolare il proprio figlio in un uomo di 27 anni. un disturbo fobico-ossessivo-compulsivo con probabili alterazioni della dominanza emisferica. 2007b, <www.reversebrain.net/Case11-it.htm><span style='font-weight:normal'><o:p></o:p></span>

 

 

 

Immesso in internet il 5 novembre 2007. Copyright by Renato Cocchi, 2007.

 

 

 

Corrispondenza: Dr Renato Cocchi, via Rabbeno 3

42100 Reggio Emilia

renatococchi@libero.it

 

 

Testo in inglese

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