DOMINANZA CEREBRALE INSTABILE,
CON FLUTTUAZIONE OPPOSTA CONTINUA SU BASE EMOTIVA, E CONSEGUENTE IMPOSSIBILITA'
DI PRENDERE DECISIONI . DESCRIZIONE DEL
SINTOMO IN UN UOMO DI 33 ANNI, SENZA DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO O EPISODIO
DEPRESSIVO MAGGIORE.
Renato
COCCHI, neurologo e psicologo
medico.
Riassunto.
Uno studente
universitario di 33 anni, iscritto a Giurisprudenza, lamenta difficoltà negli
studi, non riuscendo a sostenere più di un esame all'anno. Il suo problema non
è una mancanza di concentrazione, ma una indecisione continua che lo porta ad
abbandonare immediatamente lo studio, perché mai sicuro sul metodo giusto per
studiare.
Di fatto, sembra di
essere in presenza di una dominanza cerebrale instabile, con fluttuazione
opposta continua su base emotiva, e conseguente impossibilita' di prendere
decisioni sulla propria condotta. Questa indecisione non esiste se si tratta di
decidere cose riferibili a terze persone o senza implicazione emotiva
personale.
Il sintomo della
incapacità di decidere è stato riportato nel DSM-IV sia nell' Episodio
Depressivo Maggiore, che nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità,
diagnosi entrambe che non si adattano a questo soggetto.
A differenza di
quanto riportato sul DSM-IV, qui il sintomo sembra presentarsi come isolato, e
potrebbe essere una particolare risposta di stress.
Parole chiave: Reversebrain, dominanza, cerebrale,
instabilità, emotività; opposizione; indecisione; studio, impedito,
concentrazione, disturbo, ossessivo-compulsivo, depressione maggiore,
stress, uomo, storia clinica.
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E' pervenuto alla mia
osservazione un giovane di 33 anni, che già si era presentato per posta
elettronica. Si tratta di un soggetto incapace di prendere decisioni importanti
per la propria vita, perché qualsiasi intenzione di scelta viene subito
vanificata dal pensiero che la scelta alternativa sarebbe più conveniente.
Però anche l’eventuale scelta alternativa
incontra subito la medesima difficoltà. E’ sempre l’altra scelta ad essere quella giusta. In questo modo, riesce impossibile farne una qualsiasi, con
perdita di tempo e scontentezza psicologica conseguente.
Devo dire che la persona stessa non era del
tutto consapevole di questa sua caratteristica modalità cognitiva, per cui riteneva
primaria la difficoltà degli studi, che invece appare nettamente
secondaria.
Questa sua convinzione aveva ingannato anche
me, e mi aveva portato a credere di aver a che fare con un disturbo della
concentrazione, come negli altri casi da me riportati.
Credo invece di essermi imbattuto in un sintomo abbastanza noto (1996; 1998;
2002; 2003a; 2003c; 2993d; 2007a; 2007b), ma ora interpretabile in maniera del
tutto nuova, se inquadrato dal punto di vista dei disturbi della dominanza
emisferica.
La storia del caso.
Questo è stato il
primo contatto per email.
Sono uno studente di Giurisprudenza all'Università di ****, dell'età di 33 anni. Sono venuto a
conoscenza dei suoi articoli a proposito delle Disturbi di concentrazione
casualmente, facendo una ricerca su internet su problemi e metodologie di
studio.
Ritrovo nelle storie
da lei esposte gran parte dei miei disturbi che inquinano da ormai troppo tempo
il mio lavoro sui libri.
Per la verità molti dei pensieri intrusivi e delle
difficoltà che incontro nello studio influenzano anche le altre sfere della mia
vita, da quella affettiva a quella dei rapporti di amicizia, di lavoro, ma
addirittura anche le decisioni più semplici (decidere di andare in un luogo,
comprare qualche cosa, ecc.).
Sarà già tanto se riuscirò a finire di
scriverle questa email senza cestinarla e lasciare tutto stare.
Da anni mi rivolgo a
dottori di ogni specie e ramo (psicologi, psichiatri, psicoterapeuti che
praticano ipnosi,..) ma finora i risultati mi sembrano scarsi, almeno a
proposito dello studio.
In questo momento
sono in cura con uno psicoterapeuta indicatomi dallo psichiatra della Unità
Sanitaria Locale di ** (città [toscana]
in cui vivo), che dovrebbe darmi delle strategie comportamentali, che
tuttavia ai fini dello studio non mi pare diano risultati.
Tendo a dubitare di
ogni cosa e riconosco che questo
rappresenta un aspetto patologico di me , ma che cosa dire dopo essermi
affidato ai consigli di molti dottori e poi non essere arrivato a nessun (o
quasi) risultato?
Ho sofferto di
depressione e questa si è presentata in vari momenti. Credo che ne sia predisposto anche
geneticamente visto che anche mia madre ne ha sofferto e di recente pure mia
sorella.
Sarebbero molte le
cose da dire, ma già il fatto di non
riuscire a dar loro un ordine mi manda in ansia quindi mi limito a quanto le ho
già scritto.
Ringraziandola per la
considerazione, desidererei avere qualche consiglio a tal proposito
. . .
Seconda email
successiva alla mia risposta alla prima email.
La ringrazio per
avermi risposto.
Voglio scusarmi per il frettoloso modo con cui ho concluso
la mia precedente mail, atto dettato, come accennato, più dalla frenesia ed
ansia che trasale quando mi avventuro a parlare delle mie sensazioni e
disturbi.
Non cercavo certo
consulti via internet, bensì sapere se nel mio caso (cosi' poco e malamente
esposto) poteva essermi di aiuto. Questo aiuto l'ho sempre ricercato nei
dottori, in certi momenti forse in modo un po' ossessivo, ma sempre meglio di
lasciarsi andare o intraprendere strade
molto peggiori.
Tuttavia, mi pare di non aver mai avuto la fortuna di trovare la terapia
giusta; alcuni dei suoi colleghi mi hanno detto che il mio e' un problema in
cui non occorre l'uso di farmaci.
Immagino che ci siano varie dottrine a tal proposito, ma si
renda conto anche del disorientamento in cui può trovarsi un paziente di fronte
a cotante idee.
Desidererei sapere
come poter prendere un appuntamento e come raggiungerLa.
Questo è il resoconto
della prima visita, sulla base della scheda compilata in quella occasione.
Seconda decade del
mese di settembre 2007, prima consultazione. Lavora come impiegato in un
albergo, nei fine settimana.
Ha difficoltà nello
studio. Iscritto a Giurisprudenza. Dà meno di un esame all'anno. Ha pensiero
intrusivo. Ha sfiducia in se stesso, ed è sempre indeciso, ma solo per le
scelte che lo riguardano.
Al test "Qual è il contrario del colore
Rosso?" risponde: "Verde".
Soffre il caldo.
Normale desiderio per cibi dolci. Normale appetitività per il brodo di carne o
di dado. Sopporta male il latte, soffrendo di colite ulcerosa. Soffre di mal di
stomaco. Tende alla diarrea. Ha capelli spesso grassi.
Non fa brutti sogni. In passato si alzava
stanco. In passato ha avuto sensazioni di sbandamento, e di svenimento.
Sopporta male il rumore. Di giorno ha serrato dentale.
Non perde saliva durante il sonno. Sta meglio verso sera. Ha giornate di
pallore con le occhiaie. In passato ha sofferto di torcicollo. Solitamente non
si alza con il sesso in erezione.
Ha sudorazione emotiva ascellare. A giorni è
dislalico. Gli capita di non ricordare i nomi di persone che conosce bene. Ha
astenie improvvise senza ragione, e sente un po' di dolore ai polpacci. Ha
motivi musicali (canzonette) intrusivi.
Ha avuto problemi alla nascita per parto
asciutto. Da piccolo era riservato e un po' solitario. A scuola andava meglio
in Italiano.
Terapia di prova, a
basso dosaggio, con glutammina, piridossina, carbamazepina, bromazepam e
clomipramina.
Viene proposto un appuntamento di controllo a
distanza di un mese e mezzo - due mesi.
Prima email, cinque
giorni dopo la visita.
Sono qui a scriverLe per darLe un resoconto di questi primi
giorni in seguito alla cura da Lei prescritta. L'ho iniziata la sera stessa del
giorno della visita ( lunedì) e l'ho seguita secondo le indicazioni da Lei
date.
Per la verità , non
ho riscontrato molti cambiamenti delle mie condizioni psicologiche di disagio.
Naturalmente mi rendo conto della brevità di tempo trascorso.
In particolar modo, a
proposito dello studio, ricorrono sempre le solite incertezze e insicurezze
circa il metodo di studio (che cosa, come e quanto studiare).
Mi ritrovo a non
sapere come gestire il lungo tempo che mi separa delle prossime sessioni di
esami, che partono da dicembre; vorrei farlo fruttare al meglio riuscendo a
prepararmi in modo adeguato (che purtroppo per me significa in modo pressoché
perfetto...).
Ho una materia importante
e abbastanza grossa nei contenuti che necessita di ripasso, poi vorrei
prepararmene almeno un' altra. Mi pare
di non essere più capace di programmarmi gli studi.
A dispetto dei timori, l'Anafranil [clomipramina] non
disturba il mio sonno, la notte la trascorro dormendo senza problemi.
Semmai avverto più sonnolenza soprattutto nel primo
pomeriggio e ho bisogno di una pennichella.
Inoltre, volevo informarLa che da prima che me la prescrivesse, assumo
glutammina aggiunta a un integratore proteico, circa 150 mg al giorno.
Attendendo Sue notizie . . .
A 18 giorni
dall'inizio della terapia ho ricevuto questa email:
. . . con questa mail desidero aggiornarLa sull'evoluzione
delle mie condizioni psicofisiche a seguito della cura da Lei prescrittami, e
da me iniziata, quasi tre settimane fa'.
Dal punto di vista
dello studio, non sono riuscito ancora a migliorare la concentrazione e
l'attenzione su quello che faccio; anzi, per la verità quello che tento di fare
e' assai poco.
Proseguono le incertezze
sul metodo da adottare che mi conducono presto a rinunciare
a svolgere qualsiasi compito.
Ma le preoccupazioni,
dubbi e incertezze affliggono anche le altre sfere della vita, nei rapporti con
gli altri, nelle piccole scelte di tutti i giorni. Sento in me la solita inadeguatezza in tutte
le faccende e situazioni di tutti i giorni, timori di sbagliare e di non fare
la "cosa giusta", generando disagio e nervosismo ( però quest'ultimo
ora mi pare un po' acquietato).
Le dico tutto ciò non
nella pretesa di avere da Lei una seduta psicanalitica via internet ma per
renderLe un quadro chiaro delle "manie" che mi affliggono nel
quotidiano.
Non ho nemmeno la pretesa che la cura da Lei prescritta abbia un'immediata
efficacia, bensì di darLe un aggiornamento, cosa che, adire il vero, non so con
che cadenza darLe.
A 27 giorni
dall'inizio della terapia ho ricevuto questa email:
.
. . una settimana fa mi disse che tra non molto ci saremmo dovuti
rivedere per il controllo, considerato anche che, a Suo dire, la cura a più di
tre settimane dall'inizio non ha avuto efficacia. [Veramente
è lui che ha sempre detto questo, e io
ho solo ripetuto le sue informazioni!]
Vorrei saper per
quando esattamente dovrei prendere appuntamento. Le cose ultimamente non vanno
meglio, lo studio non procede affatto e mi ritrovo a non fare nulla per intere
giornate.
Nel frattempo ho unito in un unico testo tutte
le sue email, e mi sono accorto che il suo problema non è "studiare",
ma "decidersi a studiare". Il blocco è nel prendere una decisione e
perseguirla, cosa che non riguarda solo lo studio.
Terza settimana dell'ottobre 2007, primo
controllo, dopo 42 giorni di farmacoterapia.
Come ha detto nelle sue email, non ha ripreso a
studiare perché non sa decidere qual è il metodo di studio migliore.
La sua colite ulcerosa è invariata e lo stesso
per il mal di stomaco. In questo periodo non ha avuto diarrea. I capelli sono
grassi come prima della cura. Sopporta sempre male il rumore. Ha avuto più
giornate di pallore con le occhiaie.
Gli sembra di aver diminuito la sudorazione
ascellare emotiva. La quantità di dislalie non è cambiata mentre ricorda molto
di più i nomi delle persone. Le astenie
improvvise non sono più comparse, come pure il dolore ai polpacci.
Si sono ridotti i motivetti musicali
(canzonette)i intrusivi. Si sente più “sostenuto” [più in forza, in senso
psicofisico].
Di recente ha fatto un brutto sogno.
Conferma la mia interpretazione, che alla base
dei suoi disturbi c’è principalmente l’incapacità a decidere. Questo
avviene quando c’è una implicazione
emotiva personale.
Complessivamente
sta meglio, "si sente più
'sostenuto'", anche se non ha avuto, o, non ha ancora avuto,
risultati sullo studio. In realtà, non
ha avuto risultati sulla continua indecisione che gli impedisce, tra l'altro,
di applicarsi allo studio stesso, cosa che ritiene il suo problema primario.
Variazione terapeutica. Rafforzata la terapia antistress.
Nella seconda decade di novembre scrive:
”… dopo due settimane dall’ultimo
incontro sono qui a scriverle per aggiornarla sull’evoluzione delle mie
condizioni dopo la nuova terapia.
Il giorno dopo aver corretto le dosi dei farmaci ho avvertito solo un po’ di
nausea, scomparsa nel giro di una sola giornata.
I giorni seguenti sono trascorsi non
avvertendo sintomi particolari, ma non riuscendo a fare nulla per intere
giornate, trascinate fino a sera, momento più atteso per dedicarmi all’unica
cosa di cui sono certo aver voglia di fare, cioè la palestra.
In tale condizioni, mi ritrovo a dormire più volte al giorno, con un sonno
profondo. La notte trascorre tranquilla senza risvegli improvvisi o insonnia.
Cresce pertanto, la consapevolezza dell’inutilità’ delle ore che trascorro ogni
giorno, e quindi cresce il senso di frustrazione. I libri non li apro nemmeno,
le indecisioni perpetuano su ogni aspetto grande o piccolo della mia vita.
Nulla mi da’ soddisfazione e la mia situazione pare essere in un vicolo cieco.
Forte disorientamento.
Consapevole dell’ incompletezza del mio resoconto e lasciando a Lei la
selezione di ciò che e’ importante e ciò che non lo e’, “.
Nella terza decade di
novembre scrive;
Le scrivo ancora per aggiornarla
sulla evoluzione delle mie condizioni di
salute. Le cose non sono granché cambiate dall’ultima volta che Le ho scritto,
se non per il senso di frustrazione aumentato per il decorrere del tempo senza
vedere risultati tangibili e pratici. Almeno per quello che posso notare io.
Sensazioni e stati d’animo che già conosco bene, essendoci passato ormai
diverse volte da questi momenti. Tutto l’impegno messo nello studio durante
l’estate e’ stato gettato al vento, dal momento che non ho sostenuto esami,
ritrovandomi di nuovo al punto di partenza con la preparazione delle
materie. Cresce il complesso di
inferiorità nel confronto con gli altri, la mancanza di un ruolo della mia vita
nel mondo, con la tentazione di chiudersi in se stessi.
La sonnolenza a cui facevo
riferimento nella scorsa mail credo sia dovuta alla mancanza di impegni durante
la giornata e non tanto all ’ assunzione di farmaci particolari. Questa
naturalmente e’ solo una mia supposizione.
Concludo questa breve mail dandole
sempre la mia disponibilità a cercare di descrivere nel miglior modo possibile
l’evoluzione della mia patologia.
A cui ho risposto:
“… due terzi della sua
lettera sono lamenti psicologici. Non ritengo di dovermene occupare 1. perchè
secondo me sono secondari al disturbo primario; 2. perchè, pur psicologo, se lo
facessi le ruberei tempo e denaro.
La parte che mi
interessa è quindi solo la seguente:
>>>>La
sonnolenza a cui facevo riferimento nella scorsa mail credo sia dovuta alla
mancanza di impegni durante la giornata e non tanto all’ assunzione di farmaci
particolari. Questa naturalmente e’ solo una mia supposizione. <<<<
Ora lei ha una ipotesi differente sulla
sonnolenza, ma io le ho già ridotto la terapia, pensando che fosse dovuta ai farmaci.
Come le ho detto, il suo caso, come patologia del “prendere decisioni” è per me
del tutto nuovo, e per ora l’ho affrontato come disturbo della dominanza
emisferica, conseguente ad una abnorme e localizzata reazione di stress. Sulla diagnosi “disturbo della dominanza
emisferica”, mantengo la mia opinione, sulla causa e sulla terapia c’è
sicuramente da discutere, visti i risultati della mia impostazione
farmacoterapica.
E’ probabile che la
terapia sia un’altra, ma io non so quale, e dovrei fare dei tentativi,
ipotizzando qualche meccanismo neurochimico diverso, di cui però non vedo un
qualche altro sintomo che mi possa indirizzare. Quindi, per ora, dovrei andare
a spanna.
Per cui: o lei ha
molta pazienza, e qualche volta dovremo anche rivederci di persona; o chiudiamo
qui il tentativo, e le dirò, per email, quali farmaci mantenere.
Con questo non voglio
liberarmi di lei come paziente (per abitudine, ci tengo a raggiungere un
risultato positivo), ma le ho solo specificato le mie difficoltà attuali, che,
se ricordo bene, hanno avuto anche i miei predecessori, psicologi e psichiatri.
Come vede, le colpe della impotenza terapeutica attuale me le assumo io, e non
le butto addosso a lei. Per far questo, basterebbe dire che “lei inconsciamente
non vuole uscire da questa situazione” ma è una str…. (scusi il termine). Per cui decida lei.”
Discussione.
Il sintomo della mancanza della capacità di
decidere è abbastanza noto ma forse non ha avuto l'attenzione che meritava. Nel
caso di questo paziente, questo incapacità non esiste, se si tratta di prendere
decisioni che non lo coinvolgano emotivamente, sia personali che riferite a
altri.
In questa persona il sintomo è praticamente isolato, per quanto all'interno di
un modesto malessere complessivo con aspetti sia depressivi che di ossessività.
Nel DSM-IV (ed. it.: 1996), l'incapacità di
decidere può essere ritrovata nell'ambito dell'Episodio Depressivo Maggiore, in
cui si dice che "molti individui
riferiscono una compromissione della capacità di pensare, concentrarsi o
prendere decisioni (Criterio A8)".
Ancora più chiaro è quanto descritto nel
Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità (DSM-IV, ed. it.: 1996). Tra le Manifestazioni e
disturbi associati, si trova scritto: Quando
le regole e i programmi non forniscono una risposta corretta, il prendere
decisioni può diventare un processo dispendioso in termini di tempo, spesso
doloroso.
Gli individui con Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità possono avere
una tale difficoltà a decidere quali compiti hanno la priorità, o qual è il
modo migliore per svolgere un compito particolare, che possono non riuscire mai
ad iniziare qualcosa.
Abraham e Shirley, 2006, includono l'incapacità di decidere
tra i sintomi depressivi assieme alla mancanza di concentrazione. Arnold, 2006, afferma che questo sintomo
particolare non si trova solo nei Disturbi Ossessivi-Compulsivi, ma in questi è
molto comune.
Però il dato che tale incapacità di decidere
può essere trovata anche nell'ambito dell'Episodio Depressivo Maggiore, può
significare due cose. 1. È un sintomo aspecifico. 2. Tra l'Episodio Depressivo
Maggiore e il Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità esiste, almeno in
parte, un continuum che può spiegare la presenza di qualche sintomo comune.
Nel paziente di cui si è raccolta la storia è
stato annotato qualche tratto depressivo e qualche tratto ossessivo, ma è
troppo poco per fare una diagnosi di Episodio Depressivo Maggiore o di Disturbo
Ossessivo-Compulsivo di Personalità.
Il problema della difficoltà a decidere era
già stato da me intuito e riferito come avente a che fare con la dominanza
emisferica, un due articoli. Il primo riguardava un bambino di 8 anni con
condotte oppositive e distruttive (Cocchi, 2002)
"La sicurezza negativa del bambino, base delle sue
condotte oppositive, si e' trasformata in una insicurezza, almeno scolastica.
Pur facendo bene, il bambino chiede all'insegnante, continue<span style="mso-spacerun: yes"> </span>conferme di essere nel giusto. A casa
tende all'elusione dell'ostacolo (per non dover scegliere?)<o:p></o:p></span> <span
style='font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:10.0pt;font-family:Arial;mso-fareast-font-family:
"MS Mincho"'>Una possibile interpretazione di questo nuovo
comportamento e' che attualmente il bambino ha presente entrambi gli engrammi,
quello positivo e quello negativo, ma non e' ancora sicuro che la scelta
dell'engramma positivo sia quella giusta.<o:p></o:p></span>"<span
style='font-size:12.0pt;mso-bidi-font-size:10.0pt;font-family:Arial;mso-fareast-font-family:
"MS Mincho"'> <o:p></o:p></span>
Più chiara questa intuizione nel caso di uno
studente universitario con difficoltà nello studio, problemi di dominanza
emisferica e episodi di incapacità a decidere (Cocchi, 2003a)
“Nel
ragazzo, l'indecisione sembra dovuta ad un alternarsi delle rappresentazioni
opposte dei due emisferi, per cui c'é difficoltà di scelta in quanto non si
riesce a fermare il pensiero su quale sia la cosa giusta da pensare o da fare.”
Nel soggetto qui descritto ci sono problemi di
dominanza emisferica. 1. Pensiero parassitario; 2. Risposta di Verde al test
"Qual è il contrario del colore Rosso (Cocchi, 2003b; 2004; 2005); 3.
Motivi musicali (canzonette) intrusivi. 4. Probabilmente anche il "non
ricordare i nomi di persone che conosce bene", come disfunzione
dell'emisfero sinistro.
Non è chiaro se il
problema della mancanza di concentrazione esista davvero o, sulla scorta di una
ricerca su internet, sia il nome che è stato dato al fatto di non decidere a mettersi a studiare.
Nella prima email ha scritto che aveva fatto
"una ricerca su internet su problemi
e metodologie di studio", e non sulla perdita della concentrazione.
Casualmente ha incontrato miei articoli sulle perdita della concentrazione e
difficoltà o abbandono degli studi.
A differenza di quanto riportato sul DSM-IV,
qui il sintomo sembra presentarsi come isolato, e questa sarebbe una novità
perché, in questa forma, non mi risulta sia mai stato descritto. E' possibile
che si tratti di una particolare risposta di stress, e in questo senso è stato
impostato l'approccio farmacoterapico.
Conclusioni.
Il caso clinico di incapacità patologica di prendere decisioni, in uno studente universitario di 33 anni,
iscritto a Giurisprudenza, presenta caratteristiche che, probabilmente, ne
fanno una forma a sé stante, senza rapporti con un Episodio Depressivo
Maggiore, o un Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità, come riportato nel
DSM-IV.
Altro elemento interessante è che tale
incapacità scompare .se si tratta di decidere cose riferibili a terze persone o
senza alcuna implicazione emotiva personale.
. Di fatto, sembra di essere in rapporto di
una dominanza cerebrale instabile, con fluttuazione opposta continua su base
emotiva, e conseguente impossibilita' di prendere decisioni sulla propria
condotta. A differenza di quanto riportato sul DSM-IV, qui il sintomo sembra
manifestarsi come isolato, e potrebbe essere una particolare risposta di
stress.
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style='mso-field-code:" HYPERLINK \0022domin15-it\.htm\0022
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Cocchi R. <span
style='color:windowtext;text-decoration:none; text-underline:none'><span
style='mso-field-code:" HYPERLINK \0022Case7-it\.htm\0022
"'><span style='font-size:10.0pt'></span><span
style='mso-field-code:" HYPERLINK \0022domin11-it\.htm\0022
"'><span style='font-size:10.0pt;color:blue'>Il
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2003 <www.reversebrain.net/Domin13-it.htm>
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Cocchi R. <span
style='color:windowtext;text-decoration:none; text-underline:none'><span
style='mso-field-code:" HYPERLINK \0022Domin18-it\.htm\0022
"'><span style='mso-field-code:" HYPERLINK
\0022Domin16-it\.htm\0022 "'><span
style='font-size:10.0pt;color:blue'>Risposta
"Bianco" al test "Qual'e' il contrario di Rosso?" e
pregresso comportamento di "Bastian Contrario". Indagine sulle
cartelle raccolte negli anni 2003-2004,. 2005,</span></span>
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<!DOCTYPE
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Cocchi
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(Aggiornato a luglio 2007a, <span
style='mso-spacerun:yes'> </span>con
i risultati della farmacoterapia). <www.reversebrain.net/Case9-it.htm>
Cocchi R. La
paura di strangolare il proprio figlio in un uomo di 27 anni. un disturbo
fobico-ossessivo-compulsivo con probabili alterazioni della dominanza
emisferica. 2007b, <www.reversebrain.net/Case11-it.htm><span
style='font-weight:normal'><o:p></o:p></span>
Immesso in internet il 5 novembre 2007. Copyright by
Renato Cocchi, 2007.
Corrispondenza:
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42100
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