PENSIERO EMOTIVO OPPOSTO INVOLONTARIO

IN UNA DONNA CON SINDROME SCHIZO-AFFETTIVA CRONICA.

Una dominanza emisferica inversa e stabilizzata di una funzione specifica?

 

Renato COCCHI, neurologo e psicologo medico

 

Sommario

Viene presentato il caso di una donna destrimane di 42 anni, precedentemente diagnosticata come affetta da psicosi schizo-affettiva e curata con 40 mg giornalieri di zuclopentixolo.

La sua malattia durava da 10 anni. Ella sentiva delle voci, che l'accusavano di aver fatto delle fatture. Cosi' passava le giornate a pregare ed espiare, senza alcun sollievo della sua angoscia.

Queste voci avevano tutto l'aspetto di allucinazioni uditive, ed la paziente era in parte consapevole di questo, ma vi aggiungeva dei sensi di colpa, pensieri persecutori e depressione. Spesso di giorno i suoi pensieri erano completamente l'opposto di quel che era il suo sentimento. Appariva incapace di controllare questi pensieri intrusivi, e dalla connotazione emotiva negativa.

La spiegazione ipotizzata fa riferimento alla disgregazione del meccanismo che sopprime l'engramma opposto, e, per il pensiero emotivo, ad una dominanza stabilizzata dell'emisfero cerebrale opposto, cio' che porta all'emergenza involontaria di cattivi pensieri.

Key words: pensiero intrusivo; pensieri negativi involontari; dominanza cerebrale difettiva; engramma; meccanismo di soppressione.

 

 

Nel 1994 io ho scritto un articolo sulla dominanza emisferica anomala e il comportamento cognitivo (Cocchi, 1994). In esso avevo avanzato l'idea che parecchi comportamenti incoerenti, sia normali sia patologici, potevano essere dovuti ad una dominanza emisferica anomala. Ho anche sostenuto che poteva essere una situazione temporanea, stabile o stabilizzata. A sostegno di questo punto di vista, richiamavo molti dati, parecchi dei quali tratti dall'evidenza comune.

Dalla neurologia ho indicato la scrittura, la lettura e il parlare a specchio (mirror writing, mirror reading, mirror speaking) in persone con danno cerebrale traumatico, e il mirror focus nell'epilessia. Lo stadio del "no" nell'infanzia, l'oppositivita' e una piu' alta incidenza di mancinismo nei bambini con ritardo mentale o con sofferenza cerebrale mi era arrivata dalla neuropsichiatria infantile. Ugualmente per lo spirito di contraddizione in certi adolescenti.

Dalla psicologia avevo tratto il cosiddetto pensiero "gianusiano", l'uso delle prescrizioni paradosse in psicoterapia, e dei dati ricavati dalla valutazione dei digit spans e delle Matrici Colorate di Raven in alcolisti, in dementi e in studenti universitari. La figura del Bastian Contrario l'ho derivata dalla tradizione popolare.

Da ultimo la psichiatria degli adulti aveva contribuito con il negativismo in certe psicosi e con il comportamento "dissociato" nei tossicodipendenti.

Un caso curioso visto in ambulatorio ha fornito un'altra conferma a questo modo di vedere e mi ha indotto a modificare il mio approccio in alcuni disturbi psichiatrici. Ho pensato che avrebbe potuto interessare molte altre persone, e pertanto ho deciso di riferirlo in esteso.

Il caso

Il 27 dicembre del 1995 una paziente destrimane di 42 anni, infermiera prima del matrimonio, venne per una visita, l'ultima di una lunga storia. I primi sintomi erano apparsi nel 1982 dopo alcuni pettegolezzi sul suo conto, cosa di cui aveva fatto un pensiero fisso. Con un "pendolino" aveva cercato di sapere chi fossero le persone che sparlavano di lei. Il suo controllo emozionale venne meno e un giorno con questo aggeggio maledisse tutte queste persone che le volevano male. Successe poi che ad alcuni di costoro capitarono delle disgrazie, e lei ne derivo' sensi di colpa, bassa autostima, perdita di interesse e ansia.

Fu curata con antidepressivi e ansiolitici con risultati abbastanza buoni, mantenendo il lavoro, anche se con molte difficolta' per delle ricadute stagionali.

Nel gennaio del 1987 ebbe cio' che uno psichiatra ha riportato come un evidente episodio psicotico. Si era svegliata all'improvviso durante la notte con grande agitazione psicomotoria, alterazione della coscienza, idee deliranti di tipo magico, allucinazioni uditive riferite al piano di sopra. Da questo, la casa di un'altra famiglia, sentiva delle voci che la incolpavano di maledizioni, di cui si sentiva responsabile.

Dopo 3-4 settimane di terapia neurolettica robusta, ebbe un parziale recupero, ma le allucinazioni, i sensi di colpa, i pensieri accusatori e la depressione non scomparvero completamente. La terapia non richiese il ricovero in ospedale. Il successivo episodio depressivo duro' circa due anni, durante i quali non cesso' di fare l'infermiera, ma a casa non faceva nulla dei lavori domestici. Anche i figli non ricevettero le attenzioni consuete che una madre normalmente riserva ad essi.

Dal 1989 al 1994 ella fece una cura farmacologica ed una psicoterapia da uno psichiatra che le diagnostico' una " psicosi schizo-affettiva" con ricadute episodiche.

I farmaci assunti erano stati principalmente neurolettici, antidepressivi e benzodiazepine. Anche se le terapie con farmaci avevano ridotto i sintomi acuta, le ricadute non cessarono. Cosi' rinuncio' al lavoro, con un peggioramento delle relazioni sociali, della cura della famiglia e di se stessa, con un comportamento incerto e diffidente. Le allucinazioni uditive erano sempre poco criticate, ma anche durante le ricadute non ebbe bisogno di ricoveri in ospedale.

L'ultimo psichiatra consultato le prescrisse 10+ 10+ 20 mg giornalieri di zuclopentixolo, che assumeva abitualmente con grande scrupolo.

La prima visita

Dalle annotazioni prese durante la visita, riporto ora quanto ho controllato.

Dice che sta male da 10 anni, perche' sente delle voci, che l'accusano di aver fatto delle fatture. Passa la sua vita pregando ed espiando senza alcun miglioramento del suo male. Queste voci hanno tutte le caratteristiche delle allucinazioni uditive, ed lei e' in parte consapevole di cio', ma e' convinta che qualcuno conosce la sua vita, forse il vicino di casa.

Suo figlio ha avuto un esaurimento nervoso alcuni anni fa ed essa si incolpa di cio', avendo pensato di desiderare che si ammalasse. Naturalmente vuol bene al figlio, ma a volte sembra incapace di pensare per il verso giusto, quando alla sua mente arrivano con piu' facilita' dei pensieri maligni. Questo fatto la porta alla disperazione.

Non ci sono state difficolta' a mettere in evidenza la depressivita' di sintomi e lamentele. Ho provato di fare il test "Dimmi il contrario di rosso", in accordo con quanto avevo scritto in precedenza su di esso (Cocchi, 1994). Mi aspettavo di sentirmi rispondere "nero", che e' il colore che dicono di solito i depressi. Invece essa disse subito "bianco", un colore che mi lascio' sorpreso per parecchi secondi finche' non mi resi conto che il bianco e' l'opposto del nero.

Era la seconda o la terza volta che io sentivo cio' in pochi anni di applicazione del test, ma solo ora "bianco" assumeva un senso preciso. In passato pensavo il bianco solo come un colore molto luminoso, e non sapevo collegare questa risposta allo stato psichico della persona che lo aveva dato in risposta.

Interrogata specificatamente su questo argomento, ella disse che le accadeva di pensare a parolacce o anche bestemmie, che la facevano sentire piu' colpevole.

Non riusciva a spiegarsi perche' simili pensieri, cosi' contrari alle sue abitudini o alla sua fede religiosa, le venissero in mente. "La mia testa lavora sempre, come un mulino, e sento che non posso sempre dirigere il corso dei miei pensieri", disse.

I sintomi neurovegetativi controllati furono: sonno normale, una soglia bassa per il caldo, una predilezione per i dolci e il brodo di carne o di dado, un peggioramento in autunno. Spesso essa le veniva di contare delle cose senza che fosse necessario farlo. A scuola andava meglio in matematica che nelle discipline umanistiche.

Avendole chiesto di riflettere su questo punto, essa ammise che spesso di giorno i suoi pensieri erano esattamente l'opposto di cio' che provava. Tuttavia, non avendo altra spiegazione, interpretava cio' pensando che qualcuno l'aveva stregata, e passava molto tempo di tutti i giorni in chiesa pregando Dio di aiutarla a far cessare queto stato di cose. Ma cio' che e' peggio, piu' pregava, piu' le venivano in mente cattivi pensieri subito dopo che aveva smesso di pregare.

Il vicino, una persona da lei identificato come uno stregone, e in grado di leggere questi pensieri nella sua mente, e li riferisce agli altri, che sono informati della sua capacita' di progettare cose cattive o di maledire qualcuno.

Cosi' la diagnosi che feci al termine di questa visita oscillava fra la neurosi e la psicosi, la prima essendo riduttiva ma la seconda forse esagerata.

Discussione

Ad un primo sguardo, non ci sono difficolta' a classificare questa malattia psichiatrica, e la cornice che le si addice di piu' sembra esattamente quella del disturbo schizo-affettivo. In accordo con il DSM-IV, F25.1, la presenza di umore stabilmente depresso, allucinazioni e delirio e' indubbia (criteri diagnostici A, B, C).

Non sorgono problemi neanche quando dobbiamo escluderli in quanto conseguenti di effetti fisiologici una sostanza o di una condizione medica generale (criterio D).

Sebbene il parallelo fra questo caso e il quadro di riferimento sia piuttosto ben fatto, qualcosa sembra comunque fuori posto.

Se accettiamo questo inquadramento, ci troviamo di fronte ad una psicosi con molte remissioni, e nessuno potrebbe facilmente allontanarsi da questa diagnosi.

Possiamo pero'chiederci se potremmo etichettarlo come Disturbo Depressivo non altrimenti specificato, DSM-IV, F 32.9. Il punto 5 di quest'ultima diagnosi si riferisce ad un Episodio Depressivo Maggiore che copre un disturbo delirante, o un disturbo psicotico non altrimenti specificato, o una fase attiva di schizofrenia.

Questa seconda diagnosi implicherebbe una diversa linea di condotta per il trattamento farmacologico, nel primo caso fatto principalmente con antipsicotici, mentre nel secondo prevalentemente con antidepressivi. Non e' la stessa cosa, sia per lo psichiatra, sia per il malato.

La storia stessa di questo caso potrebbe aiutarci a risolvere un simile dubbio, se c'e'.

Nonostante i precedenti psichiatri avessero oscillato fra psicosi e depressione, come mostrano le medicine prescritte, la malattia esordi' come uno stato realmente depressivo. In questo condizione i cosiddetti " pensieri magici" e l'uso del pendolino erano solo un modo del tutto normale di pensare, congruente con il livello culturale della paziente.

D'altra parte, prescindendo forse dagli episodi psicotici veri, la donna ha sempre riferito della consapevolezza dolorosa di qualcosa di strano e di estraneo nella sua ideazione. I suoi sforzi per indirizzare correttamente il pensiero, anche se senza alcun successo, erano il segno di una frattura del Se' soltanto parziale.

Nondimeno, nessun episodio psicotico aveva richiesto il ricovero in ospedale, un fatto che sembra negare il trattarsi di una vera psicosi.

Per questa ragione io ritengo che essa avesse qualcosa piu' di una neurosi e forse qualcosa di meno di una psicosi, ma non posso fornire un'altra cornice di riferimento.

Sebbene gia' cosi' sia un caso abbastanza insolito e da discutere, un altro aspetto di esso merita maggiore interesse. Se osserviamo attentamente il contenuto dei suoi pensieri, possiamo trovarne un aspetto singolare. Almeno parte del pensiero emotivo nasceva capovolto sul suo contrario, e cosi' l'amore diventa odio.

Devo puntualizzare in maniera precisa cio' che ho riferito sottolineare questa caratteristica tanto particolare.

"Suo figlio ha avuto un esaurimento nervoso alcuni anni fa ed essa si incolpa di cio', avendo pensato di desiderare che si ammalasse. Naturalmente vuol bene al figlio, ma a volte sembra incapace di pensare per il verso giusto, quando alla sua mente arrivano con piu' facilita' dei pensieri maligni."

" ... disse che le accadeva di pensare a parolacce o anche bestemmie, che la facevano sentire piu' colpevole. Non riusciva a spiegarsi perche' simili pen-sieri, cosi' contrari alle sue abitudini o alla sua fede religiosa, le venissero in mente."

"Avendole chiesto di riflettere su questo punto, essa ammise che spesso di giorno i suoi pensieri erano esattamente l'opposto di cio' che provava."

" Ma cio' che e' peggio, piu' lei pregava, piu' le venivano in mente cattivi pen- sieri subito dopo che aveva smesso di pregare."

Come riferito in precedenza, al Test "Dimmi il contrario di rosso", essa aveva risposto "bianco" invece della risposta di "nero" che mi aspettavo e che e' abitualmente data da coloro che sono depressi. Infatti il bianco e' il colore opposto del nero, e la nostra cultura ha connotato quest'ultimo colore di contenuti emotivi negativi. (*)

Come ho scritto prima, dobbiamo notare la presenza di pensieri involontari emotivamente negativi, di tipo intrusivo. C'e' una asimmetria degli emisferi cerebrali per le emozioni, e l'emisfero l'emisfero destro e' quello in cui le emozioni negative trovano sicuramente piu' spazio. (Wittling e Roshman 1993; Schiff e Lamon, 1994; Schiff e Gagliese, 1994). Per le emozioni a connotazione positiva c'e' da tempo un dibattito, dato che alcuni ricercatori sostengono la superiorita' dell'emisfero cerebrale sinistro (Sackeim et al., 1982, Coffey, 1987; Davidson e Tomarken, 1989; Davidson et al., 1990; Schiff e Lamon, 1994).

Da cio' si puo' solo dedurre che l'emisfero cerebrale destro di questa paziente era decisamente implicato in questo comportamento verbale anormale, per il fatto che i sui pensieri involontari hanno un contenuto emozionale molto negativo. La cosa che sembra piu' difficile da spiegare e' il modo in cui in questa paziente nascono i pensieri opposti.

Possiamo ricordare cosa accade in alcune condizioni neuropatologiche. Quando i soggetti hanno subito danni cerebrali, spesso un ictus, ma anche l'esito di un trauma accidentale o di un'operazione chirurgica al cervello, possono apparire azioni speculari.

Si possono vedere scrittura e/o lettura a specchio (Critchley 1928; Paradowski

e Ginzberg, 1971; Streifler e Hofman, 1976; Fischer, Liberman e Shankweiler, 1978; Heilman et al., 1980; Tankle e Heilman, 1982; Feinberg e Jones, 1985) o persino parlare a specchio (primo caso descritto da Cocchi et al., 1986). I comportamenti a specchio sono opposti, almeno in senso spaziale.

C'e' un spiegazione, peraltro confortata anche da ricerche sull'animale (Orton, 1928; Noble, 1968; Bradshaw, Nettleton e Patterson, 1973). Gli stimoli per- cettivi, di solito visivi, producono contemporaneamente due engrammi, il normale e il suo opposto, rispettivamente nei due emisferi cerebrali. Usualmente il cervello sopprime l'opposto, che ha sede nell'emisfero non-dominante.

In situazioni particolari questo meccanismo soppressivo viene inibito, o l'opposto si mostra come immagine a specchio. Non solo la scrittura, la lettura e il parlare possono acquisire questo comportamento a specchio, ma anche la manipolazione degli oggetti puo' venir fatta a rovescio (Feinberg e Jones, 1985). Questi due ultimi autori ipotizzano che l'orientamento destro-sinistro non sia una caratteristica unitaria. Essi sostengono che puo' essere legato all'at- tivazione differenziale degli emisferi cerebrali, nell'espletare compiti motori o di altro tipo.

La presenza di scrittura e lettura a specchio testimonia che si hanno engrammi doppi anche per stimoli interni, come e' avvenuto per questa donna.

Ora l'ipotesi piu' probabile e' che, in lei, il pensiero negativo di tipo emotivo provenga da una dominanza emisferica inversa e stabilizzata, con i suoi engrammi opposti. Si capisce che questo fatto puo' non necessariamente coinvolgere tutto l'emisfero non-dominante, nel nostro caso l'emisfero di destra, ma solo una funzione particolare di quest'ultimo. Non posso escludere che questo emergere di una particolare funzione cresca sulla inibizione della funzione opposta avente sede nell'altro emisfero, ma non ho informazioni su una simile eventualita'. In questa donna, piu' cercava di pensare in maniera emotivamente giusta, pregando, piu' saltavano fuori cattivi pensieri, appena aveva smesso di avere intenzionalmente dei buoni pensieri.

Ora, se fosse vera l'ipotesi della superiorita' dell'emisfero di sinistra per le emozioni positive, ci sarebbero due modi per spiegare il nostro caso. Il primo si riferisce ad una inibizione funzionale della dominanza emisferica di sinistra per il pensiero emotivo, mentre il secondo postula una iperfunzione della dominanza dell'emisfero di destra.

Il meccanismo soppressivo normale volto ad evitare la chiara consapevolezza dell'opposto sembra diventato incapace di funzionare per questo genere di pensieri. Purtuttavia, non abbiamo la compresenza degli opposti, come avviene nel pensiero "gianusiano" (Rothemberg 1973; 1982), ma l'emergere non voluto dei pensieri cattivi.

Conclusione

Questo potrebbe essere il primo articolo che riporta in esteso il caso singolare di una donna consapevole, ma incapace di controllare dei pensieri intrusivi a connotazione emotiva negativa.

La spiegazione ipotizzata si collega al disfunzionamento del meccanismo di soppressione dell'engramma opposto, e ad una dominanza emisferica stabilizzata dell'ideazione emotiva, che porta alla involontaria emergenza di cattivi pensieri.

Man mano che la neuropsicologia cresce, troveranno la loro spiegazione molti di quelli che in passato abbiamo ritenuto dei deliri senza alcuna base biologica.

Come caratteristica comune, credo che tali spiegazioni possano riferirsi a iperfunzione o ipofunzione di speciali capacita' del cervello, la cui presenza diviene evidente dal momento che queste ultime cominciano a funzionare male.

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(*) Mentre stavo finendo questo articolo, ho visto in ambulatorio un medico oculista che lamentava sintomi depressivi di tipo neurotico. Al test "Dimmi il contrario di rosso" rispose "bianco", dopo una breve esitazione, benche' gli fosse stato detto di dare una risposta immediata. Gli ho chiesto se il bianco era il primo colore venutogli in mente. Mi rispose che il primo era stato il nero, seguito subito dal bianco.

Mi apparve proprio un'altro soggetto con disturbi della soppressione dell'engramma opposto. Per accertarmene, mi informai su suoi comportamenti opposti nella vita di ogni giorno, ed egli ammise che erano proprio questi il suo problema maggiore. Spesso faceva il contrario di quel che aveva pensato in un primo momento. In questo medico la compresenza dell'opposto veniva ad emergere in maniera netta, portandolo verso comportamenti contraddittori.

La moglie, che era presente durate la visita, confermo' il fatto. Questo tipo di opposto non si limitava al pensiero emotivo.

Riconoscimenti

Questa ricerca ha avuto il sostegno di un generoso contributo della famiglia Mondaini, di Scafa (Pescara), in memoria della loro figlia Manuela.

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Corrispondenza: dr Renato COCCHI, via Rabbeno, 3
42100 Reggio Emilia (Italy)

renatococchi@libero.it

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